Cronache dall'estinzione



Sante stava attraversando già da alcuni giorni il deserto quando finalmente vide in lontananza le rovine di Gorgona che si stagliavano tetre nell'orizzonte, parzialmente oscurate dalla foschia.
Il viaggio nel deserto era stato provante e ormai Sante aveva terminato quasi tutte le riserve di cibo. Aveva programmato da tempo il trasferimento a Gorgona e si era preparato scrupolosamente, ma se non avesse trovato qualche cereo da cui estrarre acqua, avrebbe esaurito troppo presto le riserve che aveva preparato.
Arrivò alla grande città in rovina verso sera, seguendo una superstrada costellata di automobili abbandonate. Ormai l'inquietante cielo verde del tramonto di questo nuovo mondo alla fine del mondo donava ai ruderi un aspetto sinistro.
Sante non sapeva quanto potesse essere sicuro addentrarsi di notte in un territorio sconosciuto, per cui si mise a esplorare le prime case per trovare un rifugio. Ne individuò una che poteva fare al caso suo. Una villetta ancora abbastanza integra, sicuramente non saccheggiata dai sopravvissuti, col giardino, o ciò che ne rimaneva, un fazzoletto di terra arida, che correva tutto intorno all'edificio e che poteva permettere di controllare con facilità eventuali accessi indesiderati.
Sante, dopo aver verificato che la casa fosse disabitata, scassinò facilmente la porta e dopo una breve esplorazione constatò che non c'erano pericoli. Dopo aver barricato saldamente tutte le ipotetiche aperture, finalmente si rilassò. Si sfilò la maschera antigas e infine respirò libero. L'odore acre e dolciastro, la puzza dell'aria contaminata dallo stirene che lo aveva accompagnato nel deserto, si sentiva anche dentro Gorgona, ma non ne poteva più di respirare dentro la maschera. Preparò un giaciglio al piano primo con quello che trovò nell'abitazione, utilizzando un letto che era ancora integro e delle coperte. Non c'erano tracce recenti di chi poteva aver vissuto lì ultimamente, ma senza dubbio la maggior parte delle cose utili erano state prelevate, lasciando tutto il resto in disordine. Forse qualcuno aveva usato la casa dopo che i proprietari se n'erano andati. Da una finestra vide che in giardino c'era un pozzo. Se non era secco, l'indomani poteva filtrare l'acqua, bollirla e riempire le borracce, in modo da essere autosufficiente per qualche giorno. Sperando che la falda non fosse contaminata. Non troppo, almeno.

Sante stava camminando da un paio d'ore in una ex zona residenziale di Gorgona. Era arrivato già da due giorni nelle rovine della città e per il momento non aveva trovato tracce di esseri umani. Nulla che facesse pensare che nell'enorme città ci potessero essere dei sopravvissuti. Ma Gorgona era molto grande ed era possibile che nelle zone che non aveva ancora esplorato ci fosse qualcuno. Il giorno prima un cane malconcio aveva tentato di azzannarlo, ma Sante, ormai abituato a simili situazioni, lo aveva ucciso con un colpo di pistola e almeno aveva avuto a disposizione carne fresca. Se la carne stopposa di quel vecchio cane si poteva definire "fresca". Ma tutto sommato gli era dispiaciuto uccidere quel povero animale. Era solo una vittima in cerca di cibo.
Dopo aver sparato si era pentito di aver sprecato un proiettile, ma l'animale lo aveva sorpreso saltandogli addosso all'improvviso e si era spaventato.
Aveva temuto che il colpo di pistola, che aveva risuonano in maniera inquietante fra gli edifici abbandonati, avesse potuto attirare qualche interesse indesiderato, ma non accadde nulla. O in quella zona non c'erano sopravvissuti o non erano interessati ad avvicinarsi a qualcuno armato di pistola.
Una barricata di automobili rivelava che in quei quartieri c'erano stati dei combattimenti, probabilmente anche feroci dalle tracce che trovò, ma si trattava di eventi ormai parecchio lontani nel tempo. Sotto alcune macerie di un edificio vide anche una mano rinsecchita, quasi scheletrica, protesa verso l'esterno in un'eterna richiesta di aiuto. Addosso al cadavere potevano anche esserci oggetti utili o addirittura armi, ma spostare le macerie fu impossibile. Se fosse stato possibile, qualcuno l'avrebbe fatto prima di lui. Per cui evitò di violare l'eterno riposo quelle spoglie solitarie.

Possibile che a Gorgona non ci fosse più nessuno? È vero che di risorse ne erano rimaste poche, ma quello che c'era poteva permettere di sopravvivere a un manipolo di persone.
Sante trovò molte tracce, ma nessuna abbastanza fresca da far pensare a presenze recenti. Carcasse di auto erano ovunque, parcheggiate in attesa del disfacimento. L'asfalto in più punti iniziava a sfaldarsi, lasciando uscire qualche timido stelo di erba nera.
La città sembrava ricoperta da una coltre di polvere trasportata dal deserto, per cui Sante preferiva muoversi indossando sempre la maschera.

L'uomo fu attratto da una vecchia chiesa di quartiere, circondata da alti palazzi ormai in sfacelo. Quell'antico edificio aveva visto la Gorgona del passato e sembrava sopravvivere nell'era dell'apocalisse con più forza dei recenti palazzi. I battenti della porta di ingresso erano aperti verso l'interno e lasciavano vedere solo la bussola in legno. Entrò. 
Restavano pochi banchi integri. Gli altri erano stati distrutti e utilizzati come legna da ardere, così come la maggior parte delle parti in legno dell'edificio, da quello che si poteva dedurre dalle numerose tracce di focolai. La sporcizia regnava ovunque. Fu ciò che si trovava dietro l'altare che lasciò Sante senza parole. Una montagna di ossa umane spolpate giaceva a formare un cumulo ordinato. In questo ex luogo sacro dimenticato da Dio qualcuno aveva trovato un rifugio e anche del nutrimento, ma dalla polvere che ricopriva tutto, probabilmente se n'era andato da molto tempo.

Dopo cinque giorni l'esplorazione si stava rivelando infruttuosa, ma almeno il viaggiatore aveva recuperato abbastanza cibo. Per lo più scatolette. Tutte scadute, ma sempre ben conservate. Uno strano caprone mutato, chissà come mai arrivato a Gorgona, con delle grosse zampe deformi, delle corna di dimensioni insolite e un colore del pelo innaturale lo aveva attaccato. Se ne era sbarazzato molto velocemente senza correre rischi. Quando si era avvicinato per verificare se fosse un'ipotetica fonte di cibo, vide che sotto al ventre aveva una ferita infetta dalla quale uscivano grossi insetti neri che non aveva mai visto, probabilmente una qualche mutazione estrema e certamente pericolosa di artropodi saprofagi e rinunciò.
Le strade continuavano a essere per lo più occupate da carcasse di auto, fra le quali crescevano stentorei arbusti senza foglie, per cui muoversi fra le vie un tempo affollate di Gorgona non era semplice. Le finestre degli edifici abbandonati lo scrutavano come orbite oculari vuote.

Sante raggiunse una ex biblioteca. Probabilmente si trattava di un luogo totalmente privo di interesse. In questo mondo derelitto una biblioteca aveva poco da offrire a un sopravvissuto, ma Sante ne fu ugualmente attirato. Magari qualcuno poteva essersi rifugiato lì dentro. Entrò dall'ingresso principale, semispalancato, con un'anta a terra, divelta. All'interno regnava una confusione totale. Molti mobili erano stati spostati per lasciar spazio a dei bivacchi ormai abbandonati. Nelle sale di lettura le scaffalature erano state rovesciate e i libri erano a terra alla rinfusa. Molti di questi erano stati utilizzati per dei piccoli focolai di cui si trovavano ancora delle tracce sul pavimento. Forse per qualcuno la biblioteca si era rivelata più utile di quanto Sante avrebbe potuto pensare.
In una stanza trovò un paio di cadaveri rinsecchiti, un uomo e una donna. Dalle posizioni in cui erano rimasti e dalle ferite che ancora si vedevano sembrava che si fossero affrontati, colpendosi a morte a vicenda. L'uomo impugnava ancora un lungo coltello che Sante prelevò e mise nello zaino, avvolto in un panno. Aveva già altre armi da taglio, ma questo pareva in ottime condizioni. Gli restavano ormai poche munizioni, sia per il fucile, sia per la pistola, per cui era meglio far tesoro di ogni possibile arma.

La sorpresa fu nella sezione di storia contemporanea. Una figura giaceva riversa in un angolo, con un grosso topo dal pelo ispido e arancione e dei lunghi artigli degli arti anteriori che si stava avvicinando minaccioso. Sante spaventò la grossa bestia con un energico battito di mani, facendola scappare. Non aveva mai visto ratti mutati come quello, se quelle creature avevano colonizzato Gorgona, rappresentavano un nuovo pericolo da tenere in considerazione. La figura non sembrava quella di un cadavere rinsecchito e, avvicinandosi, vide che, se era morto, doveva essere stato da poco tempo.
Il viaggiatore si avvicinò e provò a muovere il corpo con la punta del fucile, facendolo rotolare supino. Si trattava di un ragazzo piuttosto giovane, probabilmente neanche maggiorenne, col volto sporco e di una magrezza impressionante. Dava l'idea di qualcuno che non se la stava passando affatto bene.
Sante si guardò attorno e restò in silenzio, ma non vide nessun movimento. L'unico suono era quello del vento, che all'esterno dell'edificio stava portando in città le polveri contaminate del deserto.
Dalla bocca del ragazzo uscì un lamento!
Era vivo!
Sante vide che la gamba destra dei pantaloni era stracciata e non nascondeva una fasciatura improvvisata sporca di sangue rappreso. Il ragazzo respirava, ma era caldo, probabilmente aveva una ferita infetta.

Anche se il giovane era molto magro e Sante piuttosto energico, non fu facile trasportarlo in un luogo sicuro, una piccola sartoria poco lontana dalla biblioteca. Non aveva prove che nella biblioteca ci potessero essere sopravvissuti, ma aveva visto un po' troppi ratti mutati che lo seguivano a distanza, forse attirati dall'odore del sangue della ferita del ragazzo. La vecchia sartoria era certamente più difendibile, in caso di necessità. Evidentemente gli ultimi abitanti di Gorgona l'avevano considerata poco interessante e l'avevano lasciata praticamente quasi intatta. Sante trovò anche un registratore di cassa con dentro parecchie banconote. Peccato che fossero del tutto inutili alla fine del mondo.

Sante non vedeva una persona viva da moltissimo tempo e sentiva un nuovo fermento che gli faceva battere forte il cuore. Adagiò il giovane in un giaciglio realizzato con le stoffe della sartoria come meglio poteva e controllò la ferita. Si trattava di un taglio abbastanza lungo, ma non troppo profondo e l'infezione non aveva un aspetto troppo preoccupante, se curata nel modo giusto. Probabilmente la denutrizione del giovane era più grave della ferita. Sante cosparse il taglio con una pomata antibiotica che aveva con sé da prima di arrivare a Gorgona, una risorsa indispensabile e dopo aver lasciato una borraccia piena vicino al giovane e una vecchia scatoletta di fagioli, uscì in cerca di medicinali.

La farmacia era stata svaligiata più volte. La vetrina giaceva a terra in mille pezzi e dentro tutto era sottosopra. Sembrava che qualcuno fosse entrato per prelevare medicinali a caso, prendendo le confezioni in fretta e facendone cadere una buona parte a terra, calpestandoli. Molti medicinali non erano stati prelevati, per cui Sante riuscì comunque a trovare qualcosa di utile per il ragazzo. Dopo alcune ore da quando se n'era andato il viaggiatore tornò alla sartoria. Il ragazzo sembrava dormire tranquillo. Aveva bevuto e mangiato le provviste che gli aveva lasciato e la temperatura si era abbassata. Come Sante aveva capito, probabilmente le sue condizioni erano causate più dalla malnutrizione, che dalla ferita, che comunque non andava sottovalutata. L'uomo la pulì accuratamente, mise del disinfettante e la fasciò con delle stoffe pulite che aveva trovato nella sartoria, rimanendo in attesa che il giovane si svegliasse.

Sante stava mangiando alcuni pezzi di pane confezionato ormai secco che aveva trovato in una casa abbandonata quando si accorse che il ragazzo era sveglio e lo stava fissando in silenzio, probabilmente spaventato.
"Non avere paura. Ti ho trovato svenuto nella biblioteca e ti ho portato qui al sicuro, prima che potessi diventare il pasto di qualche maledetto ratto", gli disse, ma il ragazzo rimase in silenzio, continuando a fissarlo.
Lentamente ed evitando movimenti bruschi Sante si alzò per porgergli un po' di pane secco. Non una grande offerta, ma comunque accettabile per uno che non doveva essersela cavata benissimo negli ultimi tempi.
Il ragazzo prese il pane avidamente e mangiò come se da parecchio non vedesse qualcosa di commestibile, anche se aveva già mangiato quello che gli aveva lasciato prima di andare in cerca di medicinali. Solo dopo aver terminato il pane rispose.
"Grazie!"
I due si guardarono per un po' senza dire una parola, imbarazzati. Sante era abituato al silenzio e probabilmente il ragazzo altrettanto.
"Come ti sei procurato quella ferita? Sei stato attaccato da qualcuno?", gli chiese Sante porgendogli una borraccia già aperta, dato che l'acqua che gli aveva lasciato prima era terminata.
Il ragazzo rimase in silenzio per alcuni istanti, non era chiaro se per pensare alla risposta o perché ancora non si fidava, poi finalmente rispose.
"Stavo cercando qualcosa di utile in un piccolo negozio, quando sono arrivati alcuni grossi ratti. Mi sono spaventato e sono scappato, sfregando la gamba contro la saracinesca divelta. Non proprio una cosa eroica..."
Dai suoi gesti si vedeva che non si fidava ancora, ma si stava rilassando.
"È da molto tempo che non vedo nessuno." Il ragazzo lo guardò per alcuni istanti, poi riprese, "In quale zona di Gorgona vivi?".
Ecco, aveva rotto il ghiaccio.
"Vengo da fuori, sono arrivato da poco. Sono in cerca di sopravvissuti. Fino ad oggi pensavo che a Gorgona non ci fosse più anima viva."
Il ragazzo strabuzzò gli occhi, sorpreso.
"Vieni dal deserto? È Incredibile! E dove vivevi prima non c'erano altri sopravvissuti? Forse ti hanno mandato in esplorazione?"
Sante rimase in silenzio per alcuni istanti, come per soppesare la risposta.
"C'era qualcuno, ma ormai sono tutti morti", disse con noncuranza tagliando corto. Diego ebbe l'impressione che Sante non volesse parlare dell'argomento e preferì non fare altre domande. Fu quindi Sante a rompere nuovamente il silenzio.
"Tu vivi solo? Non ci sono altri sopravvissuti a Gorgona?"
"Vivevo con altre due persone, un ragazzo e una ragazza che si erano rifugiati con me in un magazzino. Non li conoscevo prima, ci siamo incontrati lì. Ma dopo un po' di tempo hanno deciso di andarsene".
Sante parve estremamente interessato.
"Allora sì che ci sono ancora dei sopravvissuti! Lo sapevo!", disse Sante particolarmente preso dalle nuove informazioni. "Non vivete più insieme? Dove sono adesso?"
"Avevamo poche risorse e abbiamo deciso di separarci. Io volevo rimanere lì, ma loro pensavano che restando chiusi nel magazzino avremmo terminato troppo in fretta quello che avevamo. Volevano esplorare i dintorni della città. Io... ehm... non sono mai stato molto coraggioso."
"E non sono più tornati?", chiese ancora Sante, incalzando il giovane.
"Sì, sono tornati dopo un po' di tempo per convincermi ad andare con loro, ma ho rifiutato. Non li vedo da più di un anno, credo. Non so dove siano andati.  Non so nemmeno se sono ancora vivi".
"E in tutto questo periodo non hai incontrato nessun'altro?", chiese un po' stupito Sante. Il ragazzo aveva l'impressione che l'uomo avesse l'ossessione di trovare altri sopravvissuti. 
"Sono stato quasi sempre chiuso nel mio rifugio. Ho iniziato a uscire da poco, perché ho terminato il cibo e soprattutto l'acqua".
I due rimasero a lungo in silenzio, ciascuno perso nei suoi pensieri, come soppesare ciò che l'altro aveva detto.
L'uomo riprese la borraccia e avvitò il tappo. Chiuse anche la confezione di pane secco e la rimise nello zaino.
Sante sembrava quasi deluso dalle risposte e il ragazzo non ne capiva il motivo. Adesso che c'era qualcuno con lui si sentiva un po' più tranquillo. Sante gli sembrava un tipo tosto, molto più esperto di lui nella sopravvivenza, anche se era un po' strano e scorbutico. Ma probabilmente tutti i reduci dell'apocalisse erano così. 
Fu il giovane il primo a riprendere il dialogo.
"Comunque io mi chiamo Diego. Finalmente hai trovato un sopravvissuto! Ti ringrazio per avermi aiutato. Magari in due avremo più probabilità di farcela. Come ti chiami?"
"Mi chiamo Sante. Ma sei sicuro di non aver visto nessuno? Possibile che in una città grande come Gorgona non ci sia qualche comunità di sopravvissuti?"
Diego si sentì ancora sotto interrogatorio e la cosa non gli piaceva. Gli aveva già chiesto un po' troppo spesso se c'erano altri sopravvissuti. E poi il tono di Sante era cambiato.
"Ne ho incontrati prima di rifugiarmi nel magazzino. Tutta gente che era disposta a scannarti per una scatoletta. Per questo sono uscito raramente, per lo più per recuperare dell'acqua da una cisterna. Adesso che siamo in due possiamo cercare insieme altri superstiti. Che ne dici?"
Sante gli si avvicinò ulteriormente fino quasi a sfiorarlo. "Per il momento non ho individuato tracce recenti".
Ancora una volta rimasero in silenzio per un po'. Sante sembrava ossessionato dal voler trovare altre persone vive. Forse era solo da moltissimo tempo. Chissà cosa poteva aver visto viaggiando a lungo. Comunque adesso almeno erano in due.
"Nella biblioteca in cui ti ho trovato c'erano due cadaveri, ma erano lì da parecchio. Credo si siano ammazzati a vicenda. Uno dei due aveva questo lungo coltello", disse, mentre estraeva l'arma dallo zaino.
Diego guardò la lama per alcuni secondi.
"Sì, è incredibile come la gente non riesca ad aiutarsi nemmeno in una situazione come questa. Ma per fortuna ci siamo incontrati".
"Per fortuna..." ripetè Sante.
Poi impugnò saldamente il coltello e infilzò più volte Diego al ventre, mentre il ragazzo lo guardava incredulo.
"... perché?", chiese debolmente Diego con un rivolo di sangue che gli usciva dalla bocca.
"Perché io non cerco sopravvissuti per unirmi a loro", disse Sante freddamente, "ma per sterminarli. E a quanto pare non hai altre informazioni da darmi".
Probabilmente Diego non sentì la risposta. Era già morto.
Sante ripulì la lama sui vestiti del ragazzo e dopo averlo nuovamente avvolto in un panno, rimise il coltello nello zaino. Si, decisamente era una buona arma, era perfettamente affilato. Aveva fatto bene a prenderlo.
Con perizia l'uomo raccolse tutti i suoi materiali e li rimise nello zaino o nelle tasche dei vestiti. Nell'equipaggiamento di Diego non trovò nulla di utile, se non un coltellino multiuso che infilò in una tasca dei pantaloni. 
Quando fu pronto, Sante indossò la maschera antigas e uscì all'esterno.
In una città grande come Gorgona dovano esserci altri sopravvissuti.
E lui era determinato a trovarli.

Cronache dall'estinzione © 2026 by Gian Luca Baldrati is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives

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