Parte I - L'ombra sfasata
Il ponte di Elazar s'intravvedeva a malapena nell'oscura nebbia di Gorgona. Quando l'antico sovrano ormai dimenticato da secoli aveva fatto costruire il ponte che poi prese il suo nome, le acque del fiume Lehay erano ancora limpide e scintillanti. Ma negli anni, con la crescita smisurata di Gorgona, il fiume si era trasformato in una fogna a cielo aperto e il ponte un tempo tanto celebrato era stato dimenticato così come il suo sovrano.
Rando si nascose alla base del ponte in attesa, fra le ombre. Era da tempo che preparava la rapina e aveva pensato a ogni particolare. Il vecchio era un uomo sfuggente, ma si diceva che trasportasse con sé innumerevoli oggetti pregiati e certamente magici. Probabilmente ciò che aveva addosso era inestimabile. Tutti gli avevano sconsigliato di tentare l'impresa, ma Gorgona non conosceva ancora Rando.
Rando era da poco arrivato a Gorgona, ma si era fatto la necessaria esperienza nei principali bassifondi del regno. E aveva scelto la sua vittima.
Il giovane ladro vide in lontananza un'oscura figura che emergeva dalla nebbia e rimase stupito del fatto che non un suono provenisse dai suoi passi. Rando fu colpito anche dall'altezza dell'uomo, che non ne precludeva l'agilità e la grazia nei movimenti. Pur essendo talmente vecchio che nessuno aveva idea di quanti anni avesse, il suo portamento era fiero ed energico. La sagoma emanava una sorta di aura di disumanità. Quando l'uomo raggiunse la sommità del ponte guardò nella sua direzione e sembrò scrutare nel buio. Il ragazzo era ben nascosto, ma ebbe comunque l'impressione che quel volto occultato dal cappuccio nero lo potesse vedere e per un attimo pensò di aver scelto un obiettivo fuori dalla sua portata.
In un attimo gli fu accanto, sempre incredibilmente senza produrre rumore e Rando non perse l'occasione abbandonando ogni remora. Fece un rapido scatto col quale uscì dal nascondiglio e fu addosso all'uomo con entrambi i lunghi pugnali sguainati. Ma l'uomo semplicemente si limitò a scansarlo e dell'oscurità del cappuccio lo guardò. Per un istante Rando si sentì precipitare in un abisso senza fondo e si rese conto che la sua vita sarebbe a breve terminata. Cercò di parare il colpo ma non lo vide arrivare. Qualcosa lo ferì dolorosamente alla colonna vertebrale e si sentì cadere a terra senza il controllo del proprio corpo. Si ritrovò steso a fissare due identiche figure che incombevano su di lui, ma dopo un battito di ciglia l'uomo tornò a essere solo uno.
Melakor si chinò su Rando e prima che il ragazzo potesse emettere un qualsiasi suono, mosse rapidamente le dita della mano destra davanti alla sua faccia, pronunciando alcune parole incomprensibili. E il grido di Rando fu afono.
Melakor prese da una tasca un piccolo pugnale rituale uncinato, incidendo il ventre di Rando poco sotto lo sterno e il ragazzo si ritrovò nell'impossibilità di muoversi e di chiedere aiuto, in preda a un dolore insopportabile.
Il vecchio si sfilò il guanto della mano sinistra e immerse le dita sottili e pallide nella ferita appena causata, facendosi strada nella carne del ladro fino a raggiungere il cuore. Rando sentì un freddo glaciale che s'irradiava nel corpo a partire dal petto, piangendo in silenzio mentre i suoi occhi intravvedevano per l'ultima volta l'oscuro e impassibile volto di Melakor.
Parte II - Patto d'ombra
Melakor raggiunse rapido il tempio di Arhaeth. L'oscura Dea delle Lacrime raccoglieva molti seguaci nei quartieri bassi. Melakor entrò silenzioso durante la funzione e si mischiò ai fedeli, troppo presi dal rituale per rendersi conto di lui. E comunque, lo sapeva, avrebbe potuto avvicinarsi a ciascuno di essi senza essere percepito. Il vecchio si avvicinò a Eran, la Signora della Gilda dei Venefici. Le sussurrò poche parole nell'orecchio destro e il suo alito diaccio le raggelò il sangue. Ogni volta che Melakor le si approssimava lei tratteneva il respiro. La donna più temuta da tutti gli assassini e i criminali di Gorgona tremava come una foglia al fianco di quell'antica creatura. Chi era Melakor? Cos'era? Perché tutto il suo essere trasudava un'ancestrale malvagità?
Avrebbe preferito non avere a che fare con lui, perché Melakor poteva portare solo sventura.
Con un rapidissimo cenno della mano Eran allertò una giovane dai capelli biondi raccolti in tante sottili treccine che si avvicinò aggraziata. La ragazza, dal viso gentile e pulito, quasi infantile, dopo aver fatto un breve e impacciato inchino rivolto contemporaneamente sia alla sua signora, sia a Melakor, estrasse da una tasca un piccolo cofanetto e lo porse con deferenza al vecchio che lo afferrò con le lunghe mani guantate e lo nascose rapido in una tasca.
"Non volete controllare il contenuto?", chiese la ragazza, stupita e sfacciata, così piccola dinnanzi all'imponente figura nera.
Melakor la guardò dall'alto per alcuni istanti, facendola sentire sotto esame. Gli occhi del vecchio si potevano solo intravvedere dal cappuccio e sembravano due infiniti vuoti di tenebra, dove si poteva precipitare dentro.
"Mi fido della tua signora, perché non dovrebbe soddisfarmi?" La sua voce era fastidiosa, inquietante, antica.
"Vi ringrazio per la fiducia", si affrettò a dire Eran, ma sempre distogliendo lo sguardo. Il vecchio annuì con un impercettibile cenno del capo.
"Mi permetto di chiedervi un favore. La mia pupilla, la giovane Lind, vorrebbe che voi poteste farle da maestro. Anche solo per un breve periodo" disse Eran, con un tono che rivelava più timore di quello che lei volesse. La Signora dei Venefici, la temuta assassina Eran, sentiva il cuore che le batteva all'impazzata e sperava che il vecchio se ne andasse il prima possibile. Solo Melakor riusciva a farle perdere il controllo in quel modo. La ragazza intanto era rimasta accanto ai due, cercando di tenere la schiena dritta davanti al potere soverchiante di Melakor, ma rivelando la tensione da come si mordeva il labbro inferiore.
Il vecchio nel frattempo non aveva abbandonato per un istante lo sguardo dal volto di Lind, che stava sudando freddo. Era come se l'abisso più profondo la stesse scrutando. E valutando. Desiderava diventare allieva di Melakor. Eran le aveva detto che col suo potenziale il vecchio avrebbe potuto farla crescere in fretta, ma dal timore che trasudava da ogni poro della sua signora capiva che l'esperienza l'avrebbe cambiata per sempre e ne aveva paura. Comunque sia si fidava di Eran, la considerava come la madre che non aveva mai avuto e se la Signora della Gilda dei Venefici diceva che questa era una grande opportunità, lei ci credeva.
"In te scorre sangue di altre razze. C'è qualcosa degli Yakud e questo probabilmente già lo sai, ma io sento anche tracce di sangue più antico" la sua voce sembrava provenire sempre più dal profondo. "Ora mi seguirai e farai quello che dico, poi vedremo se la tua signora ha visto giusto".
Eran appoggiò una mano sul braccio di Lind e subito la ritrasse, quel gesto era parso quasi compassionevole. Con un cenno del viso le disse di andare.
Lind s'incamminò rapidamente seguendo quella tenebrosa figura, che in pochi istanti si era già allontanata. Melakor non era uno che aspettava.
Parte III - Prima prova
Melakor camminava veloce. Troppo veloce per uno della sua età. Perché era chiaro che era un vecchio, con quelle lunghe ciocche grigie che gli uscivano dal cappuccio, ma Lind non conosceva nessuno che l'avesse visto realmente in faccia.
Accelerando il passo cercò di avvicinarglisi.
"Come vi devo chiamare? Maestro?", gli chiese.
Melakor si fermò di colpo e Lind si trovò a scrutare la sua lunga schiena e si pentì di aver parlato.
"Ho detto che mi devi seguire e che devi fare quello che dico. E non mi pare di averti detto di parlare. Non mi chiamare, ti chiamerò io". Ancora una volta la sua voce era stata sgradevole. Amusicale. Inumana.
Lind si sentì ridicola e ancora più intimorita.
Melakor riprese a camminare, mantenendo una notevole velocità con quelle sue lunghe gambe e la ragazza tornò in affanno.
Attraversarono vicoli bui e maleodoranti, abitati dalla feccia di Gorgona e Lind notò che la gente si ritraeva dal vecchio, preferendo guardare in basso, piuttosto che rischiare di incrociare il buio profondo del suo cappuccio.
Arrivarono alla Piazza dell'Esagono, la piazza che ospitava il mercato ambulante perenne.
Qui Melakor si fermò e finalmente Lind lo raggiunse. Sembrava che la lunga e veloce camminata non l'avesse minimamente provato.
"Mia giovane aspirante apprendista, ora mi farai vedere se ci ho visto giusto".
Lind si rese conto che la stava mettendo alla prova e cercò di calmarsi, anche se aveva già capito che era impossibile stare vicino a Melakor senza essere a disagio.
"Sul versante est della piazza troverai la bancarella di Postor. È abbastanza nota. È una delle più grandi, di sicuro la più grande fra quelle che vendono stoffe pregiate. Lì troverai una donna di mezz'età, molto sovrappeso e molto alta, con dei boccoli dei lunghi capelli biondi che le ricadono sulle spalle. Una nobile.
Raggiungila e portami il suo occhio sinistro."
Non erano istruzioni. Erano ordini incontestabili. Glaciali.
"La devo uccidere? Qui nella piazza davanti a tutti?"
"Non m'interessa, voglio solo l'occhio. Devi riuscirci prima che io arrivi a contare fino a duecento. Da questo momento".
Per quanto Lind fosse una giovane sicaria, rimase stupita dalla freddezza delle parole di Melakor.
La ragazza partì subito senza farsi domande.
Dieci.
Aveva iniziato male, non voleva più deludere il suo maestro. Questa era la sua occasione. Aveva paura per il futuro, ma comunque lo desiderava.
Venti.
Correndo fra la folla arrivò facilmente a vedere la bancarella di Postor. E vide anche la donna.
Trenta.
Come faceva a sapere che sarebbe stata lì?
Tirò su la nera sciarpa fino a lasciare liberi solo gli occhi e si lanciò verso la donna. Aveva scrutato almeno due guardie del corpo, due uomini robusti e bene armati, ma lei poteva puntare sulla sorpresa e sulla velocità.
Cinquanta.
Raggiunse di spalle l'uomo che era più vicino alla sua vittima e con un violento calcio dietro le ginocchia lo fece cadere a terra.
Sessantacinque.
Con un balzo salì sulle spalle della donna che si mise a urlare per attirare l'attenzione dell'altra guardia del corpo.
Settantacinque.
Troppo tardi, Lind aveva già estratto dalla manica destra il suo corto pugnale e l'aveva già infilato nella cavità oculare, per far uscire il bulbo.
Novanta.
Un movimento deciso e l'occhio fu nella sua mano sinistra, mentre la donna svenne. La seconda guardia le fu addosso, ma Lind, accovacciata, sfruttò le sue piccole dimensioni per sgattaiolargli fra le gambe e recidergli un tendine.
Centodieci.
Si rialzò e si disperse tra la folla urlante, rendendosi conto che la prima guardia la stava seguendo.
Centoventi.
Nel punto in cui era partita Melakor non c'era più, per cui continuò a correre scegliendo uno stretto vicolo.
Centotrenta.
Purtroppo l'uomo, seppur robusto, sembrava essere veloce anche più di lei e apparentemente instancabile.
Centoquantacinque.
Dopo molte deviazioni fra i vicoli oscuri, quando ormai l'uomo era a un soffio dalle sue spalle, una mano forte la trascinò di lato e si ritrovò dietro al lungo mantello nero di Melakor.
"Spostati vecchio!" disse l'uomo, "quella ragazza è una criminale ed è pericolosa".
Senza nemmeno rispondere Melakor fece un rapido passo avanti e con le dita della mano destra rigide colpì violentemente la trachea della stupita guardia.
Il vecchio avvicinò la bocca all'orecchio dell'uomo che stava già diventando cianotico per la mancanza d'aria e gli sussurrò "Decido io chi è pericoloso" e gli trafisse il basso ventre con un pugnale che in un istante scomparve dalla sua mano sinistra così come era comparso.
Come se fosse uno spettro Melakor si dileguò fra i vicoli, trascinando quasi di peso la ragazza.
Arrivati in un'area meno frequentata che Lind non conosceva, finalmente il vecchio si fermò e allungò la grande mano guantata col palmo aperto verso l'alto.
Lind, col cuore che batteva ancora forte e col timore che il nuovo maestro la riproverasse perché era stato necessario il suo intervento, consegnò l'occhio insanguinato guardando sempre in basso senza dire una parola.
"Sei stata brava piccola assassina, ero arrivato a 181".
"Ti terrò con me. Adesso andiamo" e la spinse avanti verso un vicolo maleodorante.
Sull'acciottolato, di fianco al muro, rimase un occhio avvizzito.
Parte IV - Chirurgia alchemica
Erano già trascorsi più di due mesi da quando Lind era diventata la giovane apprendista di Melakor. I due mesi più lunghi della sua vita, tanto che le sembrava di essere con lui da sempre.
Le sue capacità erano già notevolmente aumentate, molto di più di quanto avrebbe potuto immaginare, ma aveva l'impressione che ormai la sua anima si fosse irrimediabilmente corrotta. Era un'aspirante assassina anche prima di diventare la discepola del vecchio, anche se alle prime armi, ma ora si stava trasformando in qualcosa di diverso. Un amorale strumento di morte. Precisa, letale e senza scrupoli.
Melakor non chiedeva, ordinava e lei eseguiva, un po' timorosa di poterlo deludere, non sapendo cosa ciò avrebbe potuto comportare, un po' rapita dal fascino sinistro del vecchio.
Melakor era come una candela nell'oscurità e lei una falena che non poteva fare a meno di girarle attorno, ben sapendo che il fuoco di quella candela l'avrebbe portata alla fine. Solo che la luce emanata da Melakor era una luce malata, infetta e infettiva, che corrompeva ciò che illuminava.
Melakor viveva in un'enorme casa nei vicoli più oscuri dei bassifondi di Gorgona. Si accedeva da una minuscola porta che compariva e scompariva solo quando Melakor voleva e che conduceva a un labirinto di stanze e corridoi.
La maggior parte delle aree erano abbandonate e inutilizzate e non in tutte a Lind era concesso accedere. Alcune stanze erano chiuse e Melakor diceva che era meglio che non le aprisse. Alcuni corridoi bui sembravano assorbire la luce e trasudare oscurità e se rimaneva in silenzio le sembrava che da essi provenissero degli indicibili rumori osceni che la facevano desistere dell'esplorazione.
Soprattutto Lind non poteva accedere alle stanze di Melakor e ad alcuni dei suoi laboratori, anche se più volte l'aveva fatta lavorare con lui in altri.
Melakor era e restava un enigma. Persino il suo odore poteva mettere a disagio. Lind non lo sapeva definire, ma era un odore sbagliato.
Chi era quel vecchio? Cos'era? Perché aveva accettato di prenderla come apprendista?
Ogni tanto le concedeva di fargli delle domande. Uno dei primi giorni gli chiese come mai uscendo dal tempio di Arhaeth non aveva fatto il segno delle lacrime. Tutti lo facevano, portava sfortuna non farlo.
"Piccola assassina, Arhaeth è un giovane dio. Troppo giovane. Ho conosciuto divinità molto più antiche di lui. Dei che erano già antichi quando lui ancora non esisteva. La sua sfortuna è polvere per me".
Lind aveva ucciso per lui.
Era successo anche prima di incontrarlo, Eran la stava addestrando per quello, ma non era la stessa cosa. Ciò che faceva per lui usciva dalla moralità umana. E ogni volta la sua anima perdeva un pezzetto.
Qualche volta gli aveva anche portato dei giovani, ragazzi o ragazze. Morti o sedati. Lui li aveva condotti nei suoi laboratori più segreti e lei non li aveva più visti uscire. Ma non faceva mai domande. Era Melakor che le diceva quello che voleva dirle. Quando lo voleva dire.
Nei laboratori aveva appreso i primi rudimenti della magia che l'avevano fatta diventare ancora più letale. C'erano altri sicari che conoscevano le arti arcane, ma la magia di Melakor era diversa, più arcaica, ancestrale, aliena. E secondo lui lei la poteva maneggiare grazie alle tracce di sangue antico che possedeva.
Un giorno stava leggendo un libro nella sua stanza e si ritrovò il vecchio davanti. Come sempre era riuscito a muoversi, aprendo la porta ed entrando senza produrre alcun suono.
"Vieni", le disse, semplicemente. E lei, come sempre, ubbidì in silenzio.
La condusse in uno dei suoi laboratori privati. Era enorme e conteneva libri, alambicchi, strumenti strani e misteriosi e infiniti barattoli di vetro che conservavano al loro interno parti anatomiche di varia natura. Probabilmente anche umane.
Lind aveva paura di quello che poteva succedere, ma aveva anche paura ad andarsene e così rimase come sempre ad ascoltare il maestro.
La condusse davanti a un tavolo di legno al cui contorno c'erano varie strutture di metallo indecifrabili. La maggior parte di queste avevano un piatto concavo con un buco al centro e sotto una bottiglietta di vetro vuota e aperta. Su un tavolo vicino, più piccolo, c'erano vari coltelli affilatissimi e strumenti da chirurgo che Lind non conosceva. E fra questi il cofanetto che Eran aveva donato a Melakor.
Sul tavolo più grande una collana con un ciondolo che riportava simboli sconosciuti.
"Indossa quel medaglione, per favore". Era la prima volta che usava quelle parole. Non un ordine, ma una richiesta.
La ragazza come sempre obbedì e si fece aiutare ad allacciarla, ma appena la collana fu chiusa sentì che il corpo l'abbandonava. Poteva vedere e sentire i suoni, ma l'unico movimento che le era concesso era il respiro. Per il resto il corpo era come se non fosse più il suo.
Una paura incontrollabile le salì dallo stomaco.
"Liberatemi, vi prego! Ho fatto tutto quello che volevate", avrebbe voluto dire. Ma non ci riuscì.
Melakor la depose distesa sul tavolo. Poi prese un paio di forbici e iniziò a tagliarle i vestiti, lasciandola nuda. La paura era fuori controllo, ma non poteva fare nulla.
"Forse ti sei chiesta cosa contenesse quel cofanetto e cosa mi avesse donato la tua signora". Lo aprì. Al suo interno c'erano varie fialette con un liquido verde scuro e denso. Ne aprì una e ne versò il contenuto nella bocca di Lind. Aveva un sapore acido.
"In realtà il dono non era quello. Il dono eri tu e ciò che è nel tuo sangue. Le fialette servono solo a tenerti in vita. Quando farò quello che sto per fare".
Lind avrebbe voluto scappare, ma non aveva alcun controllo del suo corpo. Non poteva nemmeno urlare.
Melakor prese un coltello.
"Farà male, piccola assassina".
Lind sentì le lacrime che le scendevano copiose dagli occhi e le bagnavano i capelli.
"No, maestro, no, vi prego...", ma fu solo un pensiero.
Lentamente e con precisione le praticò sul torace un'incisione a Y. Il dolore era insopportabile, ma Lind non svenne. In compenso la sua vescica si svuotò e sentì l'odore della sua urina, cui Melakor non fece caso.
Il vecchio con perizia le aprì la cassa toracica. Non pensava di poter provare un dolore del genere, ma ancora una volta non svenne.
Il vecchio iniziò a estrarre lentamente gli organi interni, senza tagliarli e li appoggiò sui piatti che erano nelle varie strutture metalliche. Il corpo di Lind era smembrato, ma incredibilmente ancora funzionante. E il dolore aveva superato ogni soglia possibile.
Melakor prese delle polveri e le fece cadere sugli organi. Poi delle gocce di misteriosi liquidi. E pronunciò delle formule nel suo singolare linguaggio magico.
Ormai il dolore aveva superato ogni soglia immaginabile.
Versò nella bocca di Lind un'altra fialetta del cofanetto. E attese.
Gli organi iniziarono a sudare e i primi estratti caddero nelle bottigliette sotto ai piatti forati.
"Molto bene giovane apprendista. Ora altri affari mi chiamano. Tornerò più tardi". E col suo passo silenzioso se ne andò.
Parte V - Liturgia di cenere
Se quando Melakor camminava nei quartieri bassi tutti lo scansavano, nei quartieri alti la sua presenza era proprio un vuoto oscuro. Come se il suo passaggio potesse corrompere l'ambiente circostante, chi lo incrociava cercava di distogliere lo sguardo ed evitava la strada che lui aveva calpestato.
Melakor arrivò alla Taverna dei Fringuelli. Qui una stanza laterale, al riparo da occhi indiscreti, consentiva incontri riservati. Sulla porta cinque uomini bene armati lo attendevano. Erano chiaramente guardie reali, ma non portavano insegne. Melakor riconobbe i visi di quattro di loro. I loro occhi trasudavano terrore alla sua vista. Più del solito.
Lo fecero entrare senza rivorgergli una sola parola.
All'interno, davanti a un tavolo con modeste libagioni era seduto un uomo corpulento. Di fianco, in piedi, alla sua destra e alla sua sinistra, altre due guardie reali senza insegne stavano impassibili.
Melakor si aspettava di trovare Alavis, il principe in secondo grado del Regno di Gorgona e invece lo stava aspettando Orest, un funzionario di basso lignaggio. Il vecchio non manifestò sorpresa.
"Alavis non verrà, la vostra corruzione è finita. Andatevene e lasciate in pace il secondogenito del Re".
Impassibile, Melakor si sedette con le due guardie che lo scrutavano sospettose. Pronunciò alcune incomprensibili parole poi si rivolse con decisione a Orest.
"Dimmi dove lo posso trovare" e veloce come un serpente che morde la preda afferrò l'avambraccio sinistro del funzionario.
Le due guardie cercarono di intervenire, ma vennero fermate da una barriera invisibile che le paralizzò.
Melakor calò il cappuccio. Il suo viso da anziano emanava un'aura di potenza irrefrenabile e selvaggia. Gli occhi, dalla sclera nera e l'iride rossa cristallina, sembravano organi demoniaci. Da essi partivano delle striature nere sottopelle che percorrevano tutto il viso. I lunghi capelli grigi sciolti incorniciavano un volto che Orest non avrebbe più dimenticato e lo avrebbe tormentato tutte le notti.
Orest rimase ipnotizzato da quegli occhi innaturali e sentì la sua voce che rispondeva contro la sua volontà alla domanda del vecchio.
"È al tempio di Elelan lo Splendente, nei quartieri dell'Alba. Il Priore lo deve liberare dal vostro influsso".
Melakor si alzò e pronunciò altre parole rituali. Quando aprì la porta le cinque guardie non si resero conto che stava uscendo e si allontanò indisturbato.
E così il principe voleva liberarsi di lui. Ma aveva scelto un tempio minore di Elelan, forse per non dare nell'occhio.
Attraversare interamente Gorgona costò a Melakor un paio di ore, ma riuscì ad arrivare a destinazione.
L'ingresso era presieduto da due monaci dell'ordine, un uomo e una donna.
"Lasciatemi entrare o morite. A voi la scelta". Non era un'opzione. Era un ordine cui non si poteva disobbedire. I due si fecero da parte guardando in basso.
Il vecchio spalancò il portone di ingresso e ignorando i rituali di accesso raggiunse in un attimo l'altare, dove il Priore, circondato da altri sei preti, stava tenendo la mano destra sul capo di Alavis, inginocchiato.
Come un fulmine, fra lo stupore dei presenti, Melakor sollevò di forza il secondogenito.
"Stupido! Nulla può liberarti dalle mie polveri alchemiche."
Alavis stava piangendo.
"Mi avete ingannato. Ogni volta le vostre polveri non mi bastano più. E ho scoperto come le fabbricate, sono prelevate da degli organi di cadaveri. Sono perduto".
Il Priore cercò di fermare Melakor con un incantesimo, ma la sua magia non sortì alcun effetto.
Il vecchio gli afferrò il viso con una mano e lo colpì con la sua magia.
"Non mi disturbare formichina!"
All'istante la testa del Priore avvizzì. Il suo corpo, privo di vita, cadde a terra e la testa si polverizzò. Dal collo iniziò a schizzare sangue che lordò tutto il pavimento. Poi gli schizzi lentamente persero potenza e continuò a uscire solo un rivolo. Tutti gli altri presenti rimasero impietriti da una simile manifestazione di potere.
"Un sovrano che divora il suo popolo. Sai che novità!"
Melakor allungò una piccola sacca al principe.
"Qui c'è la tua dose per la prossima settimana".
Il principe, guardando in basso, l'afferrò. L'aprì con cupidigia, intinse la mano e si portò le dita impolverate alla bocca, succhiando con ingordigia.
"Mi aspetto il pagamento entro sera".
E così, velocemente come era entrato, Melakor uscì.
Il vecchio ritornò al laboratorio molto tardi.
Tutte le bottigliette erano ormai piene dei liquidi secreti dagli organi della ragazza. Gli occhi avevano subito un opacamento corneale ed erano diventati grigi. L'effetto della pozione era terminato da tempo, ma incredibilmente Lind era ancora viva. Non aveva potuto portarle altre fialette, perché l'incontro col principe gli aveva portato via molto più tempo del previsto. Il suo corpo era attraversato da brividi, ma i polmoni respiravano ancora e il cuore, molto debolmente, batteva.
Il vecchio prese in mano una bottiglietta e la scrutò attentamente. Poi pronunciò una formula arcaica e la guardò ancora annuendo col capo.
"Non sai quale incredibile dono mi hai fatto piccola! Il vincolo primevo sarà finalmente sciolto. Ma c'è tempo, ora devo ripagare il mio debito".
Guardò il suo volto sofferente.
"Il tuo sangue antico è più potente di quanto pensassi, mia piccola assassina". "Tornerai a vivere anche se non sarai più la stessa".
Melakor, uno a uno, prese gli organi di Lind e li ripose in ordine nella cassa toracica, completando l'operazione con una serie di rituali magici e cospargendoli con oscure sostanze. Poi richiuse la cassa e ricucì il ventre martoriato.
Una nuova piccola assassina stava per sorgere.
Parte VI - Nelle sue mani
Melakor entrò nel laboratorio in cui giaceva il corpo ricostruito di Lind. La ricomposizione degli organi era stata meticolosa e accurata e tutti i rituali alchemici erano stati eseguiti con la massima precisione, ma il corpo era stato esposto per troppo tempo e il vecchio non aveva avuto modo di rinforzarlo a sufficienza con le fiale acide. C'era il rischio che la ragazza non reggesse e già il fatto che fosse ancora viva, dimostrava che il sangue antico in lei era potente.
Era completamente immobile, distesa sul tavolo di legno. Integralmente nuda, il corpo ricoperto di sudore e di liquidi biologici.
Melakor si avvicinò e vide che aveva gli occhi chiusi e il viso deformato da una smorfia di sofferenza.
Le prese la mano destra e dal polso verificò che il cuore stesse battendo. Debole e irregolare, ma batteva. Prese un catino con dell'acqua e una spugna e la lavò scrupolosamente. Le lavò anche i capelli, li cosparse di balsamo profumato, li pettinò lentamente e le rifece le treccine, con calma e perizia, una a una. Poi ricoprì il corpo con un unguento rigenerante e concluse il lavoro con un complesso rituale che prevedeva la pressione di due dita in varie parti del corpo seguite dalla ripetizione ossessiva di un'arcaica litania.
Terminato il rituale le mise una mano sulla fronte per percepirne la temperatura e la coprì con una pesante e calda coperta. "Sei stata forte mia piccola assassina" le sussurrò in un orecchio prima di andarsene.
Il dolore si era affievolito, ma era ancora superiore a qualsiasi cosa avesse provato prima di allora. Le mani di Melakor le avevano portato sollievo e ogni volta che le sue dita le avevano toccato un punto del corpo, aveva sentito una nuova energia che si irradiava.
Quando il vecchio se ne andò, continuò a lungo a sentire il suo odore nell'aria. E quella frase, quell'unica frase, le si impresse nella memoria.
Il tempo scorreva e perdeva di significato. Secondi, minuti, ore o giorni potevano avere la stessa durata. Sogni incomprendibili si intervallavano ai rituali e ai lavaggi, portandole sempre più forza. E ogni volta che il vecchio se ne andava, non dimenticava mai di salutarla con una delle sue frasi che tanto le davano coraggio. "Resisti mia piccola assassina" le disse l'ultima volta. E lei resisteva.
Poi un giorno le sollevò la schiena e la mise a sedere. Sul tavolo più piccolo un tempo occupato dai coltelli c'era ora un piatto pieno di zuppa profumata.
Lind lo guardò e sentì la fame. Tentò di prendere il cucchiaio, ma lo fece rovesciare. Vide la mano di Melakor prenderlo al posto suo e portarglielo alla bocca. Ingurgitò con avidità, sentendo la calda zuppa che le scendeva in gola e arrivava allo stomaco. Ma da lì partì un'esplosione di dolore e vomitò. Riuscì a guardare Melakor ed ebbe il timore che la riproverasse. Il vecchio la stava ripulendo, impassibile. Le appoggiò una mano sul petto, pronunciando alcune parole sibilanti e il dolore scomparve. La imboccò ancora con sorsi più piccoli e Lind riuscì a mangiare un poco.
"Sei stata brava mia piccola assassina", le disse prima di andarsene.
Aveva iniziato a sentire l'odore di Melakor quando era ancora sulla porta. Anzi, forse anche quando era ancora nel corridoio. Così come sentiva i suoi passi anche quando si trovava in altre posizioni della casa, anche se lui si muoveva silenziosamente. Silenziosamente per tutti, ma non per lei, che ormai riusciva prescientemente a percepirne l'arrivo. E lo aspettava. Attendeva con pazienza che il suo maestro venisse da lei. Che la lavasse, la facesse mangiare, la curasse con la sua magia e coi suoi preparati.
Poi un giorno la vestì, le mise le scarpe e la fece alzare. Appena si trovò in piedi le forze l'abbandonarono, ma non cadde. Le forti braccia di Melakor la sostennero e lei si appoggiò a quel corpo magro, ma imponente.
Le fece fare alcuni passi, poi, vedendola sfinita, la prese facilmente in braccio e per la prima volta la riportò nella sua stanza, adagiandola sul letto. Si era sentita sollevata come una piuma e aveva appoggiato la testa alle sue vesti, perdendosi nella sua forza. Le tolse le scarpe e la coprì.
Quando fu sulla porta Lind parlò. Non aveva ancora parlato da quando era stata ricostruita.
"Maestro..."
Il vecchio si fermò, ma continuò a darle le spalle.
"... siete..."
Melakor non si mosse di un passo.
"... siete...", ansimò per lo sforzo, "soddisfatto di me?"
Non si voltò a guardarla, ma le rispose.
"Certo mia piccola assassina". E se ne andò chiudendo la porta.
Lind rimase sola nella sua stanza, ancora pervasa dell'odore di Melakor e con l'eco dei sui passi che si allontanavano.
E lei pensava al vecchio che le pettinava i capelli, come se fosse la sua bambina.
Non aveva ricordi di sua madre.
Non aveva mai vissuto questi momenti con Eran. Per lei era solo uno strumento o merce di scambio.
Melakor l'aveva distrutta, l'aveva quasi uccisa, l'aveva fatta perdere nel dolore. Ma si era occupato di lei.
E lei era stata forte. Era stata brava.
Era la sua piccola assassina
Il tempo trascorse e le forze tornarono.
Riprese a usare i pugnali, ma non i suoi. Melakor le diede dei nuovi pugnali dalla lama nera che le trasmettevano una nuova energia e che sembravano coordinarsi con la nuova potenza che sentiva nel corpo.
Riprese ad addestrarsi e lui fece in modo che il suo corpo tornasse agile e scattante. Ancora più di prima.
Le diede anche un mantello nero con cappuccio, identico al suo.
E finalmente uscirono.
Il vecchio camminava veloce e la sua piccola assassina era con lui. Un passo indietro, ma al suo fianco. Forte e orgogliosa.
Parte VII - Ineluttabile
Melakor camminava nei vicoli dei bassifondi di Gorgona col suo solito passo silenzioso e spedito. Lind lo seguiva come un'ombra, sicura. Anche lei con un mantello con cappuccio simile a quello del suo maestro.
Il vecchio era stato convocato da Eran direttamente presso la sede della Gilda dei Venefici, cosa insolita e inusuale.
Davanti al portone d'ingresso della gilda stavano tre guardie, due uomini e una donna. A un occhio inesperto potevano passare per persone comuni, ma Melakor colse la letalità dei loro movimenti.
Quando videro arrivare la coppia, senza proferire parola li fecero entrare. Nell'androne una giovane donna fece loro un cenno e si fece seguire per condurli da Eran. Fugaci sguardi incrociarono Melakor e Lind, ma subito si rivolsero altrove. Anche lì dentro nessuno aveva il coraggio di sfidare il vecchio e nemmeno la loro ex compagna di gilda che, si diceva, era diventata un perfetto strumento di morte. Efficiente e glaciale.
La donna li portò all'ingresso della Sala del Consiglio della Gilda dei Venefici, piantonata da due giovani e robusti uomini. Uno fece entrare Melakor, sempre attento a non guardarlo in viso, mentre l'altro fermò con un braccio Lind.
"Solo lui. Tu non puoi entrare".
In una frazione di secondo Lind gli afferrò il braccio e lo spezzò, facendo uscire l'osso dalla pelle lacerata.
"Lei va dove dico io. Se qualcun altro dovesse toccarla, ne risponderà a me".
Il giovane ferito si accasciò a terra per il dolore, soccorso dall'altro e i due entrarono.
Nella sala sedeva Eran, con tutti i principali membri del Consiglio della Gilda. Melakor, con la sua inseparabile ombra dagli occhi opachi, ignorò qualsiasi convenevole e raggiunse la Signora, piazzandosi di fronte a lei e sovrastandola con la sua statura imponente.
Lo sguardo di Eran si soffermò immediatamente su Lind, per poi guardare Melakor.
"Cosa le avete fatto? Come avete ridotto la mia pupilla?"
"Ha smesso di essere la tua pupilla quando me l'hai ceduta. Ora è la mia discepola e allieva. Ma non credo sia per questo che mi hai chiamato qui"
Tutti i presenti lo guardarono stupiti per la totale mancanza di reverenza nei confronti della loro Signora.
"È per darvi un avvertimento. Avete passato il limite. La famiglia reale e il Priorato di Elelan non accettano più le vostre scortesie", Eran provò a capire se le sue parole avessero generato una qualche reazione, ma il volto in ombra di Melakor, sempre parzialmente coperto dal cappuccio, era indecifrabile.
"Vi ho dato questo avvertimento sperando di farvi un favore che certamente saprete ricompensare. Credo sia meglio che per un po' ve ne andiate da Gorgona. E lasciate che Lind torni da me. La rivoglio".
"Non mi servono i tuoi avvertimenti, né i tuoi consigli", poi si girò verso la ragazza, "Mia piccola assassina, a te la scelta" disse Melakor. Lind agì all'istante, estraendo i suoi due pugnali neri da sotto il mantello e infilandoli a fondo negli occhi dell'incredula Eran, che cadde a terra priva di vita. Poi guardò verso il maestro che le fece un impercettibile cenno di approvazione col capo.
Balestre, spade e stiletti si levarono verso i due. Mentre Lind recuperava i pugnali pulendo le lame sui vestiti della sua ex signora, il vecchio li apostrofò con arroganza.
"La piccola ha solo fatto ciò che voi non avevate il coraggio di fare. Ora siete liberi di scannarvi per la successione". Detto questo si voltò e se ne andò seguito da presso da Lind, senza che nessuno avesse il coraggio di fiatare o muovere un dito.
Fuori dalla sede della Gilda si era radunata una folla numerosa che si azzittì appena li vide. In mezzo al popolo c'era un manipolo di guardie reali e davanti a queste un possente guerriero che indossava una splendente armatura completa e impugnava un gigantesco spadone a due mani ricco di rune magiche. Una figura che tutti, in città, nell'intero Regno di Gorgona e anche all'esterno conoscevano perfettamente.
Si ergeva gigantesco fra la folla, Aesin il Magnifico, l'Araldo di Elelan, il Preferito dello Splendente. Colui che agiva per conto e nel nome del dio patrono del Regno di Gorgona. L'invincibile guerriero che poteva da solo cambiare le sorti di un'intera guerra. Colui che poteva essere sfidato solo da un pazzo, perché farlo significava firmare la propria condanna a morte.
Aesin parlò con una voce profonda.
"Tu, Melakor, creatura dell'ombra, hai offeso il magnanimo Elelan e profanato uno dei suoi templi. Pagherai la tua empietà con la morte!", disse e si infilò l'elmo. La sua voce riecheggiò per decine di metri. La sentenza era stata emessa e non c'era appello.
Lind si fece immediatamente avanti per affrontarlo, indomita, ma il vecchio la fermò col braccio destro.
"No mia piccola assassina. Lui non è qui per te. Lascia che me ne occupi io" disse facendosi avanti senz'alcun timore.
Tutti i presenti si allontanarono lasciando ai due contendendenti lo spazio per affrontarsi. Non un suono proveniva dalla folla.
L'armatura e lo spadone di Aesin iniziarono a brillare di un azzurro intenso e il gigantesco guerriero attaccò con una rapidità eccezionale per la sua mole.
Melakor schivò agilmente e lo colpì a un fianco con un nero pugnale fuoriuscito da chissà dove, ma la lama si ruppe contro l'armatura magica.
Il vecchio allora fu lesto a pronunciare un oscuro incantesimo e dalle sue mani partì un'energia nera che s'infranse, disperdendosi, contro il paladino.
Il guerriero, talmente possente da sovrastare l'alto Melakor di tutta la testa, attaccò ancora e il vecchio parò incredibilmente il colpo con l'avambraccio sinistro, che riuscì a fermare il pesante spadone come se fosse d'acciaio. Nel mentre il pugno del vecchio, ricoperto di fumi neri, colpì al petto Aesin, ma nell'impatto si generò un lampo di luce che scagliò via Melakor.
"Non puoi superare le difese che lo Splendente mi ha concesso" disse Aesin sprezzante. "Inizi a essere stanco vecchio, cosa che invece non vale per me".
"È solo questione di tempo e per me il tempo non è un problema" rispose caustico ed enigmatico Melakor.
Aesin alzò lo spadone magico verso il cielo e un raggio di luce solare lo caricò di energia che il guerriero scaricò sul vecchio.
Melakor provò a resistere incrociando le braccia e generando un nero scudo magico che fu quasi annientato dal raggio di energia solare. Nel frattempo Aesin si era avvicinato.
Melakor cadde in ginocchio apparentemente sfinito e Aesin prese a colpirlo con lo spadone. Dopo ogni colpo Melakor si ripiegava un po' di più su sé stesso e alla quarta spadata lo scudo nero si dissolse.
Mentre il pubblico guardava senza fiatare, Aesin colpì ancora, ma il vecchio fermò il colpo con una nera spada di fumo. In pochi istanti, però, l'arma fiammeggiante del guerriero la dissolse.
Melakor tentò ancora. Riuscì, con un movimento talmente veloce da non essere visto, ad appoggiare il palmo della mano sinistra sull'armatura scintillante, all'altezza del petto e iniziò a salmodiare con voce gutturale.
Per un attimo Aesin rimase paralizzato, mentre una ragnatela nera si andava a formare sulla sua corazza, a partire dalla mano del vecchio.
L'armatura del paladino prese a brillare ancora più intensamente, fermando la corruzione magica che in breve si ritirò. Con una manata che avrebbe potuto abbattere un muro il guerriero colpì potentemente Melakor, facendolo rotolare qualche metro lontano.
Mentre si stava ancora alzando, Aesin arrivò di corsa e con un salto colpì il vecchio violentemente provocandogli uno squarcio che dalla spalla sinistra arrivava al ventre. Un sangue quasi nero sgorgò dall'orrenda ferita e Melakor cadde a terra disteso. Morto.
Aesin lasciò cadere lo spadone e alzò le braccia al cielo urlando "Sia fatta la tua volontà Elelan. Il male che ci corrompeva dal profondo è stato estirpato da Gorgona per sempre. Ode a Elelan!!!"
Il pubblico rispose urlando "Ode a Elelan!!!".
Aesin si tolse l'elmo e guardò il cadavere martoriato.
"Hai osato troppo vecchio. Possano gli Inferi accogl..."
Non riuscì a finire la frase, perché un fiotto di sangue gli uscì dalla bocca.
Una lunga ferita gli tagliava completamente la carotide, non più protetta dall'elmo. Dietro di lui stava in piedi Melakor con in mano un lungo pugnale insanguinato.
L'altro Melakor, il cadavere, scomparve come cenere al vento e Aesin cadde prima in ginocchio tenendosi la gola col sangue che sprizzava e poi stramazzò a terra.
Tutti rimasero in silenzio pervasi dal terrore, tranne Lind che accorse sul corpo del paladino morto. Armeggiando con un pugnale gli tolse gli occhi e gli tagliò le orecchie e la lingua, inserendo l'orrido trofeo in un sacchetto di cuoio che portava alla cintola.
"Ti avevo detto che per me il tempo non è un problema". La voce di Melakor sembrò uscire da un antro profondo.
Il vecchio si rivolse a Lind.
"Vieni mia piccola assassina, oggi qui abbiamo finito, ma abbiamo ancora molto lavoro da fare".
L'assassina lo raggiunse e per un istante lo guardò ammirata.
Melakor s'incamminò, subito seguito dalla ragazza dagli occhi opachi.
Tutti i presenti si ritirarono per lasciarli passare.
Terrorizzati.
Parte VIII - Tributo di carne
La piccola assassina arrivò alla parete del vicolo dietro cui si apriva la casa in cui viveva con Melakor e, dopo aver ripetuto alcune parole gutturali che suonavano così strane pronunciate dalla sua voce, fece comparire la porta magica. Appena entrata la porta scomparve in un lieve sbuffo di fumo.
Con un elaborato movimento della mano sinistra accese le torce del corridoio e rapida si diresse verso il laboratorio in cui si trovava il suo maestro.
Anche se il vecchio era indaffarato coi suoi esperimenti lo interruppe per consegnargli il fagotto che aveva fatto recuperare al nuovo Signore della Gilda dei Venefici.
Melakor lo aprì rivelando una lama da pugnale, di un verde metallico vivo.
L'ultimo tassello che mancava.
Lind e il vecchio lavorarono ancora a lungo all'incantamento del Verde Pugnale dell'Oblio Eterno. La lama, costituita dal metallo proveniente da un altro mondo, doveva essere trattata a lungo con gli estratti degli organi della ragazza, in un complesso rituale alchemico inventato molti decenni prima dallo stesso Melakor.
Mentre stava assistendo il maestro nel complesso procedimento, la piccola assassina pensò a Ral, una delle nuove guardie della Gilda dei Venefici che mentre stava uscendo le aveva strizzato un occhio.
Magari dopo aver spezzato il vincolo poteva conoscerlo meglio. Ma c'era tempo, prima doveva finire il lavoro.
I due continuarono a lavorare in silenzio fino a sera inoltrata. Dopo cena Lind vide che Melakor era seduto davanti a un tavolo e stava sezionando col Verde Pugnale dell'Oblio Eterno quello che i suoi occhi ormai esperti riconobbero come un cuore umano.
"Un cuore di un ragazzo col sangue antico come te, ma che non ce l'aveva fatta", le spiegò Melakor.
La piccola assassina si sedette al suo fianco, affascinata dal lavoro meticoloso e instancabile del maestro, facendosi spiegare passo per passo cosa stava facendo. Melakor continuò a lavorare a oltranza sul cuore reso ancora pulsante dalla sua magia e Lind esausta si addormentò con la testa appoggiata alla sua forte spalla, mentre il vecchio continuava a tagliare e recidere, fra schizzi di sangue morto.
Le due figure ammantate di nero si fermarono davanti alla grande porta di bronzo ornata di antiche rune nei corridoi più profondi della dimora nascosta di Melakor. L'imponente vecchio e la sua piccola assassina, come se fossero una sola entità, iniziarono a toccare in successione le varie incisioni pronunciando arcaiche formule arcane e dopo un elaborato rituale di una magia dimenticata che Melakor aveva insegnato a Lind la porta si sbloccò.
"Rimani sempre vicino a me", disse Melakor spingendo il portone.
L'aveva preparata. Sapeva che avrebbero incontrato creature non amichevoli prima di raggiungere il vincolo, i Corrotti, e che avrebbero dovuto combattere. E sapeva anche del guardiano oscuro. Solo il Verde Pugnale dell'Oblio Eterno poteva sconfiggerlo, ma di quello se ne doveva occupare lui. Quell'arma chiedeva molto a chi la impugnava, un tributo che non tutti potevano pagare senza perdere la vita.
Il guardiano oscuro percepì chiaramente un cambiamento. La porta di bronzo era stata aperta dall'esterno. Dopo eoni chiuso nell'anticamera del limbo in cui erano stati reclusi gli dei antichi, finalmente poteva tornare a respirare l'aria della superficie.
Aeledor si mosse con rapidità in quegli ambienti che conosceva così bene. Con un comando mentale inviò i Corrotti verso i visitatori, chiunque fossero, in modo da impegnarli e guadagnare la superficie senza ostacoli.
Melakor e Lind si trovarono circondati dalle figure del buio, i Corrotti. Attaccavano all'improvviso coi loro artigli affilati e si ritraevano nell'oscurità. Lind non era spaventata da quegli esseri da incubo che sembravano animali deformati e sbagliati. Il vecchio e la sua piccola assassina erano schiena contro schiena e i loro affondi non erano meno pericolosi di quelli degli avversari, anche se le creature li stavano bloccando, impedendo loro di avanzare.
Lind sapeva cosa stava per fare il suo maestro, ma per farlo non doveva essere disturbato per alcuni secondi. La ragazza pronunciò alcune parole arcane e i mostri che erano davanti a lei furono lanciati lontano da un vento magico. Si spostò davanti al maestro e fece la stessa cosa. Nel mentre Melakor versò a terra una polvere grigia simile a cenere ricavata dal trofeo del corpo di Aesin dopo una lavorazione alchemica e recitò un breve rituale. La polvere si animò, s'incendiò e generò per un istante una luce abbagliante che colpì i Corrotti, lasciandoli a terra martoriati e morenti, senza danneggiare il vecchio e la sua piccola assassina.
Finalmente la via fu sgombra e dopo poco videro davanti a loro il sigillo la cui distruzione avrebbe spezzato per sempre il vincolo primevo. Una sorta di rosa metallica ornava una massiccia porta di una misteriosa lega antica multicolore che si apriva sulla roccia.
Del guardiano oscuro nessuna traccia.
I due sapevano esattamente cosa fare.
Melakor posò a terra la sacca che portava su una spalla e iniziò a estrarne amuleti, flale e oggetti magici raccolti durante la sua interminabile vita mentre Lind li metteva minuziosamente in ordine per il procedimento, tenendo un occhio dietro le spalle per assicurarsi che non arrivassero altre creature.
Il rituale fu lungo, complesso e laborioso, ma Melakor lo eseguì con precisione, recitando tutte le formule previste, sempre con l'aiuto della sua piccola assistente. Era importante che ogni passaggio fosse preciso e che arrivasse al momento giusto.
Finalmente giunse al termine. Aprì l'ultima ampolla contenente gli estratti degli organi di Lind e la versò lentamente sul sigillo, avendo cura di bagnarlo completamente.
Questo divenne prima incandescente, poi iniziò a colare, come fosse fuso. Il liquido, giunto sul pavimento, prese a fumare e vaporizzò. Quando anche l'ultima goccia del liquido che costituiva il sigillo scomparve, la porta che si trovava dietro di esso si trasformò in roccia, come se non fosse mai esistita.
Il vincolo primevo era spezzato, gli dei primevi erano banditi per sempre e Melakor era finalmente libero.
Ma c'era ancora un problema da risolvere.
Risalirono nella labirintica dimora del vecchio e poi uscirono nelle vie di Gorgona.
Non ci misero molto a trovarlo, fu sufficiente seguire le urla.
Nel bel mezzo del Largo della Pozza si ergeva una figura simile a Melakor, forse ancora più imponente e attorno a lei, a terra, i cadaveri di quattro persone, completamente rinsecchiti. La figura indossava una mantello molto simile a quello di Melakor, distrutto dal tempo. Le poche parti visibili del suo corpo mostravano una pelle grigia che a tratti virava verso un nero come il carbone. Anche gli occhi erano come quelli di Melakor, con le iridi quasi trasparenti che riflettevano le luci circostanti. Ma quello che lo rendeva ancora più spaventoso era il corpo orrendamente deformato. La creatura pronunciò alcune parole in una lingua dimenticata da millenni. La sua voce gutturale proveniva dal profondo. Solo Melakor comprese quello che aveva detto.
Lind non capiva, ma sentiva che lo scontro sarebbe stato imminente e istintivamente portò le mani ai pugnali, pronta ad agire.
Aeledor continuò a parlare, con un tono sempre più brusco e adirato e lo scambio fra i due divenne più aggressivo, ma la ragazza non poteva comprendere cosa stessero dicendo.
Il guardiano prese a dimenarsi mentre parlava e all'improvviso protese le braccia deformi in avanti, lanciando una nera energia che si infranse su uno scudo magico che Melakor aveva attivato per proteggere sé stesso e Lind.
La ragazza non sapeva cosa si fossero detti, ma capì che il tempo delle parole era terminato e corse avanti coi pugnali sguainati. Aeledor con un braccio l'intercettò violentemente e la fece rotolare lontano. Subito Melakor gli fu addosso, con il Verde Pugnale dell'Oblio Eterno sguainato, sfruttando il fatto che Lind l'avesse distratto. I due si affrontarono a lungo. Il guardiano aveva creato delle lame magiche nere attorno alle mani e con queste combatteva ferocemente.
La ragazza ci provò ancora, non voleva lasciare il maestro da solo ad affrontare quella creatura corrotta dai poteri degli antichi, ma la capacità dell'oscuro di intercettare i loro colpi era sorprendente.
Aeledor riuscì a colpire Melakor a una spalla e al vecchio cadde di mano il pugnale. Visto l'avversario in difficoltà, il guardiano oscuro tentò un attacco definitivo. Si rannicchiò su sé stesso e salmodiando in lingua antica fece partire un'onda di nera energia dal suo corpo che si propagò in tutte le direzioni. Melakor creò in tempo una sfera protettiva che lo isolò dall'attacco magico del fratello, inglobando nella protezione anche l'accorrente Lind.
L'onda d'urto fu devastante, tanto da smuovere l'acciottolato e demolire le prime case, mangiando la carne dei tanti curiosi che stavano guardando l'epico scontro da lontano, dei quali rimasero solo le ossa.
Ma lo scudo di Melakor resistette. Era evidente che la corruzione cui era stato sottoposto Aeledor l'aveva reso qualcosa di molto più potente.
Il vecchio ricorse allo sdoppiamento. Mentre attaccava l'avversario frontalmente, un secondo Melakor tentava di colpirlo al fianco sinistro, ma il guardiano li parò entrambi con una velocità sorprendente, come se sapesse in anticipo cosa stava per fare.
Un terzo Melakor comparve alle spalle di Aeledor, mentre gli altri due scomparivano, ma l'oscuro trasformò il suo corpo.
Con un orrendo scricchiolio di ossa, la nuca divenne il volto, le articolazioni si invertirono e si ritrovò rivolto verso il nuovo Melakor, pronto a bloccarlo e contrattaccare. Aeledor riusciva a prevenire le mosse di Melakor, ma c'era un dettaglio che non aveva potuto prevedere.
Lind vide che il pugnale dalla lama verde era ancora a terra, a pochi passi da lei. Si tuffò per prenderlo, in modo da non rischiare di essere colpita dalle lame dell'avversario, l'impugnò con la mano destra e si lanciò verso la schiena di Aeledor.
Mentre il guardiano oscuro era intento ad affrontare Melakor, Lind lo trafisse almeno tre volte. Ogni volta che la lama penetrava nelle carni dell'oscuro la ragazza sentiva che il tributo veniva pagato e qualcosa di lei si perdeva per sempre. Sentiva la morte che s'insinuava nella sua carne, lungo le ossa del braccio, che si necrotizzavano. Dopo l'ultima pugnalata il braccio destro le rimase grigio e insensibile. Ma non era finita, qualcosa continuava a farsi strada dentro di lei. Crollò a terra, incapace di resistere.
Aeledor, che non si aspettava il colpo, abbassò la guardia. Le tre ferite del pugnale verde avevano rotto qualcosa dentro di lui. E a quel punto Melakor capì che era diventato vulnerabile. La mano destra si ricoprì di un'ombra densa che prese la forma di una spada corta e il vecchio trafisse la testa dell'oscuro ormai indebolito, dalla gola alla nuca.
Aeledor morì guardando il fratello negli occhi per un'ultima volta.
Melakor ignorò l'oscuro che crollava al suolo e accorse da Lind. La ragazza era stesa a terra e stava tremando, ma quando vide il suo maestro cercò di sorridergli, pur sopraffatta dal dolore.
Cercò di parlare, ma non ci riuscì emettendo solo qualche verso stentato. Gli effetti della necrosi si stavano già vedendo risalire il collo.
Melakor si rese conto che il tributo di morte non si era fermato al braccio destro, ma stava proseguendo, divorando dall'interno le carni della sua piccola assassina. E la sua vita. Aveva tracce di sangue antico a sufficienza per usare il pugnale, ma non abbastanza per resistergli.
Lind alzò a fatica il braccio sinistro, una delle poche parti del corpo che funzionavano ancora e appoggiò dolcemente la mano sulla guancia del vecchio.
I due si fissarono per un fugace istante, poi il braccio della ragazza perse forza, cadendo a terra e gli occhi opachi della piccola assassina si persero nel vuoto.
Per sempre.
Melakor prese in braccio senz'alcuno sforzo quel piccolo ed esile corpo e camminando per la prima volta lentamente si allontanò.
Il piccolo Laer passeggiava tenendo per mano la mamma. Gli piaceva muoversi per le vie di Gorgona, soprattutto in quella zona in cui si raccontava che anni prima creature dagli enormi poteri si fossero affrontate in epici scontri.
All'improvviso si accorse che i passanti si stavano spostando per lasciar passare un'alta figura che indossava un lungo mantello nero, col volto celato, come se avessero paura di lui. Delle lunghe ciocche di capelli grigi gli uscivano dal cappuccio e gli fecero pensare che si trattasse di un vecchio. Emanava un'aurea tenebrosa, eppure Laer non riusciva a togliergli gli occhi di dosso, come ipnotizzato e si fermò a guardarlo.
"Vieni dai, è meglio andare via", gli disse la mamma strattonandolo, ma lui non si mosse, la visione di quell'uomo lo spaventava e l'attirava allo stesso tempo.
Il vecchio si fermò all'improvviso, come se avesse trovato un punto preciso del Largo della Pozza che stava cercando e rimase così, immobile, a guardare l'acciottolato. Sembrava che vedesse qualcosa che gli altri non potevano vedere. O che ricordasse.
Laer, mentre la mamma lo trascinava via, si chiese cosa stesse facendo e notò che nella mano destra stringeva una lunga treccina di capelli biondi.
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