Oblio Sintetico

Uomo trascurato con innesti cibernetici e occhio sanguinante entra in un club neon tra la fitta nebbia di una città distopica

Le strade del quadrante 37 sono come sempre avvolte nella penombra. Una pesante foschia fumosa e oleosa impesta l'aria facendo bruciare la gola e lacrimare gli occhi.

Nelle traverse delle direttrici i mezzi non transitano più da anni, perché ormai le strade sono irrimediabilmente occupate da rifiuti e carcasse di auto incustodite e il passaggio è consentito solo ai pedoni. Vivere in questa zona abbandonata di Gorgona non è facile, ma quasi tutti gli edifici sono abusivamente occupati e trovare un alloggio è più facile che in altri quadranti e soprattutto più economico. Prima o poi il governo centrale della megalopoli si accorgerà di questo quadrante dimenticato e inizierà con le ristrutturazioni, come è successo qualche anno fa col quadrante 12. Gli abusivi sono stati cacciati, disperdendosi negli altri quadranti più bassi, ma la rinascita del 12 non c'è mai stata. Oggi l'intero quadrante è un enorme cantiere abbandonato, forse ancora più pericoloso di com'era quando era abitato.
Bero non sa perché stia pensando al quadrante 12, in realtà non c'è mai stato e tutto quello che sa lo ha solo sentito dire. Dante una volta gli ha detto che nel vecchio 12 gli avrebbero potuto resettare gli innesti fallati per una modica manciata di crediti. Ma Dante è anche un biotecnomedico dipendente dalle nanoanfetamine, non certo la persona più credibile di Gorgona. E comunque il più a buon mercato che Bero si possa permettere.

Perso nei pensieri del quadrante 12 Bero non si è accorto di essere arrivato nelle vie clandestine. La ketaclidina gli allevia il dolore, ma il suo cervello si perde. Poco male. In tasca conserva solo un'ultima dose, nelle vie clandestine avrà modo di trovare qualche altra capsula di ketaclidina a pochi crediti. Certo, la peggiore in commercio e con parecchi effetti collaterali, ma adeguata alle sue attuali disponibilità. Le vie clandestine non sono il luogo più sicuro in cui muoversi e sbagliare strada può essere letale, ma Bero sa il fatto suo e ha sempre i letali artigli retrattili della mano destra. Forse il miglior innesto su cui abbia investito.

Con passo claudicante per via della giuntura all'anca della sua gamba destra bionica che non è mai stata calibrata coi recettori, Bero raggiunge l'Oblio Sintetico, il locale del quadrante 37 dove è possibile trovare qualsiasi tipo di sballo in qualsiasi ora del giorno. L'ultima volta che è entrato lì dentro era per spacciare degli snuff encefalici. Una cosa che odia, non se ne è mai applicato uno, ma il mondo è pieno di pervertiti disposti a sganciare parecchi crediti per quella spazzatura. Sì, all'Oblio Sintetico sarà certamente possibile trovare un paio di capsule di ketaclidina.

Già dall'esterno del locale si sente la musica elettronica e ritmata. I bassi fanno quasi tremare la strada all'esterno. Una bassa ragazza, avvenente ed esageratamente truccata e rapata a zero invita Bero a entrare. Sul cranio le spicca un tatuaggio biofluorescente.

Appena Bero varca la porta perde la vista. L'occhio sinistro elettroclonico ormai è infetto da troppo tempo e non regge più i cambi repentini di illuminazione. Dante gli ha più volte offerto di sostituirlo, ma Bero non vuole spendere altri crediti per un occhio che ha già. Dopo qualche istante il suo organo maledetto si riattiva e Bero può proseguire.

Come sempre l'Oblio Sintetico è molto buio e le figure mobili a raggi laser proiettate sul soffitto rapiscono la sua attenzione. La musica elettronica ipnotica non facilita la concentrazione e una girandola di volti danzanti aumenta il caos. Un ragazzo lo colpisce alla spalla sinistra mentre sta uscendo di corsa da locale. Avrà avuto non più di 13 anni, cosa ci fa qui dentro? Bero non ha nemmeno visto se era un maschio o una femmina, ma da come era vestito presume fosse qui per prostituirsi. C'è sempre qualcuno che apprezza la carne giovane all'Oblio Sintetico.

Muovendosi a fatica fra la folla Bero raggiunge il bancone. Odore di alcol, di sudore e di LBH, la droga che nell'ultimo mese sta spopolando fra i più giovani. Ma non sa come funzioni, non l’ha mai provata, anche se ne riconosce il tipico odore pungente.

Dietro il bancone c'è Yal. La vede subito. Era bella, prima di riempirsi il corpo di innesti e per un po' l'ha frequentata. Se quelle notti di sesso estemporaneo si potevano dire "frequentarsi".

Appena Yal lo vede lo chiama e gli fa vedere la lunga lingua biforcuta verde ammiccando. "Perché hai tardato tanto?" gli chiede. La domanda non ha alcun senso, era da parecchio che Bero non metteva piede all'Oblio Sintetico. Gli occhi della ragazza sono completamente neri e le pupille allungate verticali bianche le donano un aspetto inquietante in quel taglio orientale. Bero non ha mai capito se Yal fosse realmente orientale o se se li sia fatti modificare apposta.

"Hai l'aria di uno che vuole qualcosa di forte" gli dice, mentre con la mano sinistra gli fa una carezza sulla guancia e con le due braccia meccaniche che le escono dai fianchi riempie un bicchiere con un liquido scuro e denso e glielo porge. Contemporaneamente con la mano destra gli passa un pacchetto bianco che distrattamente Bero infila in tasca, come se fosse un gesto abituale. Bero avvicina la mano sinistra sul lettore che gli fa un prelievo di crediti. Yal avvicina il viso al suo e in un orecchio gli dice "AS49, lo Svelto ti aspetta". Il profumo della pelle di Yal lo inebria e gli ricorda le notti passate.

"Ci vediamo" dice e s'inoltra fra la folla. L'occhio sinistro non ne vuole sapere di funzionare e ora delle ombre gli impediscono di vedere chiaramente. Appena smerciati gli innesti deve fare un passaggio da Dante.

A fatica Bero raggiunge l'estremità del locale. Qui uno stretto corridoio porta ai bagni e oltre ai locali più piccoli del retro. Un ibrido lo guarda malizioso allungandogli una mano fra le gambe. Forse prima di occuparsi dell'occhio potrebbe trascorrere una notte con un ibrido e magari anche due. E all'occhio ci penserà poi.

Bero entra nell'Antro Blu, una delle sale più estreme dell'Oblio Sintetico. Qui la musica è ancora più oscura e un musicista la completa dal vivo con una chitarra distorta e metallica che emerge nei ritmi elettronici generando un suono potente e violento. I pubblico si agita ballando freneticamente. Due uomini che si stanno spintonando lo urtano violentemente e cadono a terra insieme a lui. Uno sta vomitando, mentre l'altro si rialza in fretta e scappa, come se dovesse nascondere qualcosa. Bero, mentre impreca perché il suo drink si è rovesciato, si accorge che l'uomo è attraversato da brividi inarrestabili e il suo vomito è venato di sangue. Deve aver esagerato con le extracibine. Peggio per lui. Bero gli infila una mano in tasca e gli ruba un pacchetto bianco che infila nella sua tasca. Penserà in un secondo tempo alla natura della refurtiva. Intanto si alza e si allontana. A giudicare dal peso nel pacchetto potrebbero esserci almeno 30 grammi di extracibine. Quel coglione doveva stare più attento.

Seduto a un tavolo in un angolo c'è Crisalide. La persona giusta per lui. Muovendosi a fatica fra la folla danzante ormai in estasi riesce a raggiungerlo. Crisalide ha sempre un aspetto inquietante, con la sclera che vira costantemente dal blu, al verde, al giallo e quei tatuaggi fotosensibili da pagliaccio dark che compaiono solo quando è colpito da flash di luce. Il corpo è bloccato su una sedia a rotelle che gli permette di muoversi dal busto in su con dei supporti elettromeccanici a sinapsi artificiali indotte. Dei cavi di trasmissione che escono dalla sedia a rotelle gli si inseriscono direttamente nella nuca. Si dice che Crisalide si sia ridotto così, perché da giovane ha abusato delle prime nanodroghe, ma con gli affari che fa potrebbe benissimo risistemarsi il corpo devastato.

Bero si siede davanti a Crisalide e inizia a contrattare. Una ragazza che era seduta di fianco allo spacciatore si alza da sotto al tavolo e si pulisce la bocca. Ha gli occhi spenti e a giudicare dall'innesto sulla tempia destra è probabilmente un "corpo vuoto", una persona che in cambio di qualche credito affitta il proprio corpo.

La ombre non se ne vogliono proprio andare e Bero inizia ad avere male a tutta la testa e il dolore scende verso la colonna vertebrale in maniera pungente.

"Tu non stai bene" gli dice Crisalide con un ghigno. "Se stessi bene, non sarei qui da uno stronzo come te" pensa Beru ormai intontito dal dolore.

L'accordo è fatto e Crisalide allunga sul tavolo due capsule. Bero si alza, ma una nuova e più intensa scarica di dolore gli attraversa ancora più a fondo la colonna vertebrale. Dannata infezione da innesti! E dannati innesti del cazzo!

Bero a fatica arriva ai servizi igienici.

Apre una porta, ma trova il bagno occupato da due uomini che stanno facendo sesso con una donna. Gli gira la testa per il dolore. Un uomo alto, biondo e muscoloso la sta penetrando da dietro, mentre lei succhia il pene dell'altro uomo, un tizio robusto di colore, che le tiene giù la testa con una mano sintetica. La donna, a parte le scarpe, è completamente nuda e Bero si sofferma a guardarle la gamba destra, scheletrica e meccanica. Dietro i tre c’è una seconda donna, dalla pelle ambrata accasciata a terra. Anche lei è completamente nuda. Della bava le scende dalla bocca e sulla mano sinistra, aperta, si vedono alcune pastiglie trasparenti. All'improvviso il biondo si accorge della sua presenza. "Ti piace guardare, sfigato?" gli dice beffardo. Senza chiudere la porta va nel bagno dopo. Qui nel corridoio le musiche delle varie sale si sovrappongono generando un effetto cacofonico alienante. A Bero viene la nausea. Si accascia riverso sulla tazza sporca e vomita dei liquidi acidi che gli irritano la gola. Saranno parecchie ore che non mangia, ma non ricorda esattamente da quando.

Riapre gli occhi ed è ancora riverso sulla tazza. Non sa quanto tempo sia trascorso, ma la nausea almeno se n'è andata, anche se ha lasciato una spiacevole eco. Il dolore invece no, quello è il suo gemello siamese e non l'abbandona mai. Si affievolisce a volte, ma nulla più di questo. Bero prende una delle nuove capsule di Crisalide e la schiaccia sotto al naso aspirando i fumi acidi che si sviluppano.

Lentamente il dolore si allontana.

Vorrebbe un altro drink, ma lampi di luce gli offuscano la visuale. Le persone attorno a lui si fondono in un unico essere molle dalle innumerevoli teste che lo guardano con gli occhi spalancati. "Che cazzo di merda mi ha dato Crisalide?" pensa Bero.

Si passa una mano sull'occhio sinistro e quando la ritrae la vede sporca di sangue. Ecco, ci mancava pure questa.

Aria. Serve aria fresca.

Bero esce dall'Oblio Sintetico. L'aria acre del quadrante 37 gli irrita subito gli occhi, ma almeno la mente si schiarisce e le visioni scompaiono. Ora resta il fuoco nelle vene rilasciato della ketaclidina.

Col solito passo claudicante Bero esce dalla zona delle vie clandestine e si sposta nei quartieri est.

Qui l'aria è meno oleosa e alcune pubblicità olografiche sulle pareti dei palazzi ricordano i quadranti alti. I quartieri est sono l'unica area del quadrante 37 che ancora conserva un barlume di civiltà. Bero raggiunge il palazzo AS49 dove si trova la sua stanza. L'androide portinaio gli impedisce l'accesso e gli chiede di identificarsi. Sembra non riconoscerlo. Nemmeno con la scansione facciale. Inizia a essere confuso. Forse ha vissuto in passato all'AS49. O forse non ci ha mai vissuto. Perché si era fermato nelle vie clandestine? E, soprattutto, dove stava andando?

Allontanandosi dall'AS49 intravede un tizio magrissimo che sembra lo stia aspettando. "Sarò confuso, ma se tenta di derubarmi, gli artigli li so ancora usare" pensa Bero. Quando gli passa di fianco il magro lo apostrofa con arroganza. "Ehi, coglione, che ti è preso?". "Cosa?". "Sono lo Svelto. Dai, dammi il pacchetto di Yal, muoviti".

Meccanicamente Bero infila una mano in tasca, preleva un pacchetto bianco e lo porge allo Svelto che in un secondo l'ha già fatto scomparire dentro la giacca e se ne va rapido.

Bero si siede sul marciaiede sporco. In tasca ha un altro pacchetto bianco. Si ferma su una panchina e lo apre. Saranno le extracibine che ha rubato al tizio che vomitava. O qualcosa del genere, i suoi ricordi sono confusi. Non ricorda nemmeno dove sia avvenuto il furto. Perché sono nella sua tasca? Già gli basta la ketaclidina per limitare il dolore da infezione da innesti avariati, quella merda delle extracibine non gli serve. Venderà il pacchetto a Doris, che avrà modo di girarle ai ragazzini tossici del Limbo di Ferro, una delle piazze dello spaccio del quadrante 37.

Apre il pacchetto. Dentro ci sono tre schede elettroniche. Chi cazzo glie le ha date? Cosa sono? E, soprattutto, quanto potranno valere? E lo Svelto se n’è andato con le sue extracibine, senza nemmeno sganciargli un credito.

Intanto Bero, che si è alzato e ha ripreso a camminare, ormai si è allontanato dall'AS49. Cosa ci fa qui? Questi sono i migliori quartieri del quadrante, non sono certo adatti a lui. Non potrà mai avere un alloggio in questa zona, anche se gli sarebbe piaciuto. Forse non ha mai avuto una stanza all’AS49, ma ha fantasticato di averla.

Luci provengono dall'occhio sinistro. Che sia l'infezione dell'innesto o la troppa ketaclidina? Quanta ne ha presa oggi? Una di sicuro la mattina. Quando si è svegliato gli sembrava di essere stato picchiato da dieci persone. Poi non ricorda se ne ha prese altre e non sa nemmeno in quale periodo della giornata si trovi. È pomeriggio? O sera? I quadranti bassi sono sempre bui.

Il quartiere est è comunque il più ricco del 37 e chi vive qui ha gli innesti migliori.

Forse non è qui per caso. È un'occasione per fare un po' di crediti.

Bero si guarda attorno. In strada non c'è nessuno. Forse è notte? In lontananza si vede una sagoma che viene nella sua direzione. Bero si nasconde nelle ombre dell'ingresso di un palazzo. Da una targa sul muro capisce che si trova nell’AZ02. Uno dei pochi senza androide guardiano. Si affaccia in strada, ma la sagoma non c'è più.

L'occhio non dà tregua e gli sembra che qualcuno gli stia infilando degli aghi nel cervello. Anzi, dei chiodi giganti. In tasca ha due capsule di ketaclidina. Ne schiaccia una e ne aspira i fumi. In quell'istante la porta dell'androne si apre. Ne esce una donna che indossa abiti succinti e volgari. Mentre si sta sistemando il vestito si accorge di Bero. "Vuoi fare sesso?", gli chiede "Osiride è qui per te". Dalla voce si accorge che probabilmente è un trans. Bero si avvicina zoppicando. "Ehi, ti esce della sangue dall'occhio sinistro. Stai bene?", gli chiede. "Aspetta, ti do un fazzoletto per pulirti" e si mette a cercare nella borsa.

Bero fa uscire gli artigli dalla mano destra e in un lampo infilza il trans al ventre. Il trans guarda la ferita da cui esce sangue copioso e alza il viso con espressione stupita e incredula. Estrae dalla borsa dove stava cercando il fazzoletto,uno stiletto e colpisce il braccio destro di Bero, senza sortire alcun effetto. I recettori dell'arto non sono collegati, non aveva abbastanza crediti e quello stronzo di Dante non fa sconti. Bero lo infilza ancora e dalla bocca del trans escono delle bolle di sangue, prima che si accasci al suolo. "Questo coglione avrà qualche innesto, spero" pensa Bero, "che male mi fa l'occhio sinistro, merda".

Gli occhi del trans sono cristallini. Bero ne ha già visti di simili. Probabilmente permettono anche di vedere al buio.

Dal corpo del trans proviene un gemito, non è ancora morto. Poco male. Con la mano sinistra gli chiude la bocca e con gli artigli della mano destra tenta di estrarre i bulbi oculari facendo attenzione a non dannegiarli. "C'è troppo sangue, non si capisce più niente", pensa Bero. Il corpo del trans è percorso da tremiti, poi all’improvviso si ferma. Gli occhi sono degli innesti di ottima qualità, solo che teme di averli danneggiati durante l'estrazione. Questo era un lavoro per Dante. Ma non poteva certo trascinare il corpo del trans fino all'ambulatorio del biotecnomedico. Magari poteva tagliare la testa e portare solo quella.

Cerca nella borsetta del trans e trova dei fazzoletti con cui avvolge gli occhi cristallini per la scurovisione, anche se probabilmente sono inutilizzabili. Che sorpresa! Nella borsetta c'è anche un supporto cerebrale per droghe psicoelettroniche. Il trans andava con gente con parecchi crediti a quanto pare. La giornata si sta rivelando proficua.

Se non fosse per il dolore, potrebbe anche sorridere e invece il suo viso è contratto in una smorfia perenne che trasuda sofferenza.

Quasi quasi potrebbe anche fare un salto all'Oblio Sintetico. È parecchio che non ci va. Sì, l'ultima volta deve essere stato quando spacciava gli snuff encefalici. Brutta roba quella, per fortuna che ha deciso di smettere e di passare ad altre attività.

Intanto si alza e s'incammina lasciando a terra gli occhi cristallini avvolti nel fazzoletto. Dopo poco torna indietro e li schiaccia con un tallone. "Vuoi mai che capiti qui uno stronzo che riesce a recuperali. E tutta la fatica l'ho fatta io".

Sì, ha deciso. Se riuscisse a vendere bene il supporto cerebrale per droghe psicoelettroniche, potrebbe trascorrere la nottata con un paio di ibridi. All'Oblio Sintetico se ne trovano sempre. O almeno così ricorda.

Oblio Sintetico © 2026 by Gian Luca Baldrati is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International

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