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Anamnesi anacastica


Caldo, sudore, sapore molesto.
Parole di cera si sciolgono.
Un ritmo sbiadito d’umore
che canta cadente, stridente.

Carne bruciata, malata
di scempi avvizziti,
celati, germogliati in un bozzo.
Un male, che sale, crescente.

Facilis descensus Averno*

 

Cammino solo immerso nel buio di Gorgona. Qualche vecchio e sporco lampione non emana suffi­ciente luce per illuminare tutta la strada, ma s'insinua debolmente fra le tenebre. Un maligno vento gelido mi scosta il cappotto e mi fa rabbrividire. Le vie che per­corro sono luride e gli sguardi vuoti degli edifici che le costeggiano mi intimoriscono. Un uomo coperto di cartoni e di stracci sta dormendo accasciato in un an­golo. Continuo a camminare e lo supero senza distur­barlo. Mi pare di scorgere una figura in lontananza, si sta avvicinando con passo veloce. Sembra venire pro­prio verso di me. Credo sia una donna. Mi si ferma da­vanti e si aggrappa al mio collo. Mi fissa negli occhi, l'osservo. Ha i capelli neri, lunghi fino alle spalle e spettinati, forse per colpa di questo fastidioso vento. Il suo volto è sporco e sembra che non sia affatto curato. Dopo pochi istanti avvicina le sue labbra al mio orec­chio sinistro e mi implora di aiutarla. Detto questo fugge via.