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Gli effimeri



Vite leggere, impapabili,
istanti di gioia e dolore.
Cerche infinite istantanee,
condanne ineluttabili.

Fonte Miracolosa


Mi trovavo in una strada poco praticata per evitare la città di Gorgona, a quei tempi infestata dal colera, e mi capitò di attraversare un luogo denominato Fonte Miracolosa. Era la prima volta che mi avventuravo in quei territori e, pensando che il mio cavallo avesse bisogno di bere, decisi di fare una sosta, in quanto conoscevo l'esistenza di codesta fonte. Tuttavia non fu facile trovarla, perché era ben nascosta nella boscaglia. Non dico la mia delusione quando la vidi e mi accorsi che era secca, probabilmente ormai da molto tempo: solo un rivolo di acqua infangata scendeva da una roccia e andava a depositarsi in una lurida pozzanghera. Quel luogo era comunque ben ombreggiato e fresco, adatto per riposare qualche minuto.

L'ultimo giorno



Con passi deboli e malfermi mi aggiro ancora una volta in quel dedalo di cunicoli e pas­saggi che sono i bassifondi della tetra Gorgona e, come sempre senza una preci­sa meta, cerco risposte apparentemente plausibili ai miei dogmi inspiegabili. Inu­tilmente.

Ombre illusorie, nere come una notte senza luna, attraversano la mia strada. Si fermano e mi fissano. Poi se ne vanno dileguandosi nel nulla profondo da cui sono ve­nute. Posso vedere nei loro sguardi bui solamente altre domande. Le ombre scure si affollano attorno a me, vorrebbero impedirmi il cammino, ma, come fossero vecchie ragnatele appesantite e rese grigie dalla polvere, le spezzo con facilità e proseguo. Solo.

Un giorno di pioggia


Anonimi passanti, come scintille di luce, mi sfrecciano accanto velocemente. Nessuno alza il capo per guardarmi, nemmeno per un istante. Come se non esistessi. Alcuni mi urtano, uno si scusa meccanicamente senza nemmeno avermi visto in faccia. Appena mi rendo conto dell'accaduto è già scomparso fra la folla. E' tutto così irreale... Io non esisto, i passanti non esistono, questa strada che sto percorrendo in­consciamente non esiste. Ognuno di noi sta sognando una personale realtà, ma i nostri sogni non s’intersecano, non comunicano. Io mi trovo qui in questo luogo, sono reale, ma nessuno mi vede. Non faccio parte del loro sogno. Rappresento per loro ciò che un passante rappresenta per me, una figura ano­nima che in pochi secondi scompare dalla mia visuale. Dal mio sogno.