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Anamnesi anacastica


Caldo, sudore, sapore molesto.
Parole di cera si sciolgono.
Un ritmo sbiadito d’umore
che canta cadente, stridente.

Carne bruciata, malata
di scempi avvizziti,
celati, germogliati in un bozzo.
Un male, che sale, crescente.

Il palazzo


Aprii gli occhi di scatto, come se qualcuno mi avesse svegliato di soprassalto. Ero stordito e mi trovavo in una stanza buia. Mi sentivo molto stanco, avevo dormito sul pavimen­to in una posizione innaturale come se vi fossi stato gettato malamente. Provai ad ascoltare attentamente, ma non sentii rumori. Sembrava non ci fosse nessuno vicino a me. Nel luogo in cui mi trovavo regnavano le tenebre e, cercando invano una finestra per fare un po' di luce, trovai per caso una porta. Doveva essere costituita di legno molto antico a giudicare da come scricchiolò mentre la aprii. Mi ritrovai così in un balla­toio illuminato. Davanti a me una rampa di scale scendeva a destra e una saliva a sinistra. Non un rumore proveniva dalle due direzioni. Non sapevo assolutamente dove andare né cosa fare, perciò mi soffermai un attimo a pensare. Fino ad allora avevo agito d’istinto. Non avevo mai visto in vita mia quelle scale. Ne ero certo. Non mi ricordavo da che parte ero arrivato in quella stanza in cui mi ero svegliato. Non mi ricordavo, per la verità, nemmeno di esserci arrivato.