Aprii gli occhi di scatto, come se qualcuno mi avesse svegliato di soprassalto. Ero stordito e mi trovavo in una stanza buia. Mi sentivo molto stanco, avevo dormito sul pavimento in una posizione innaturale come se vi fossi stato gettato malamente. Provai ad ascoltare attentamente, ma non sentii rumori. Sembrava non ci fosse nessuno vicino a me. Nel luogo in cui mi trovavo regnavano le tenebre e, cercando invano una finestra per fare un po' di luce, trovai per caso una porta. Doveva essere costituita di legno molto antico a giudicare da come scricchiolò mentre la aprii. Mi ritrovai così in un ballatoio illuminato. Davanti a me una rampa di scale scendeva a destra e una saliva a sinistra. Non un rumore proveniva dalle due direzioni. Non sapevo assolutamente dove andare né cosa fare, perciò mi soffermai un attimo a pensare. Fino ad allora avevo agito d’istinto. Non avevo mai visto in vita mia quelle scale. Ne ero certo. Non mi ricordavo da che parte ero arrivato in quella stanza in cui mi ero svegliato. Non mi ricordavo, per la verità, nemmeno di esserci arrivato. Nella mia memoria c'era solo un vuoto al termine del quale io mi svegliavo in quel luogo sconosciuto. Mi sforzai di ricordare, ma fu tutto inutile. L’ultima immagine rimasta nella mia mente, prima di addormentarmi, era quella della mia camera. Pensai che qualche amico, per tirarmi uno scherzo, fosse riuscito a portarmi in quella stanza buia mentre dormivo. Certo, era una spiegazione a dir poco ridicola, ma al momento non riuscii a trovarne altre. Quale altro senso poteva avere quella situazione assurda?
La stanza buia era totalmente vuota e priva di altre uscite. Esitando salii verso sinistra. Scendere o salire non faceva per me alcuna differenza, poiché entrambe le direzioni erano sconosciute. La scalinata, in marmo, larga un paio di metri, rivelava l'antichità del luogo in cui mi trovavo. Gli scalini erano leggermente rovinati al centro dall'usura, ma conservavano ancora i segni di una minuziosa lavorazione. Sulla destra un alto muro ospitava alcune lanterne accese d una distanza regolare le une dalle altre. Il muro a sinistra invece doveva dare sull'esterno dell'edificio, perché in esso si apriva una grande finestra. Salii abbastanza gradini per riuscire a guardare fuori e mi affacciai. La finestra, larga più di un metro e alta forse due, era sbarrata da un'inferriata che non permetteva di entrare (o di uscire?), ma lasciava comunque vedere fuori. Per la prima volta mi accorsi che era notte. Anche quando mi addormentai nella mia camera era notte. Quanto tempo era passato da allora? Poche ore o un giorno intero?
Giudicai di trovarmi a molti piani dal suolo, perché dalla finestra vidi solamente un grande vuoto nero. Da quella parte dell'edificio evidentemente non c'erano, nei paraggi, case abitate, perché non vidi luci o altri elementi che facessero pensare alla vita umana. Solamente un vuoto nero. Evidentemente doveva essere una notte senza luna. Anche questo particolare mi diede da pensare. Quando mi addormentai, a casa mia, la luna c’era!
Deluso continuai a scalare i gradini, troppi per un edificio con piani di altezza normale, e finalmente arrivai al termine. Le scale conducevano al centro di un atrio gigantesco. Davanti a me, nel lato opposto a quello da cui arrivai, quattro scalini conducevano a un ulteriore atrio più piccolo separato da quello grande tramite delle colonne di marmo variamente scolpite. Tutta la parte destra dell'atrio grande era piena di statue classiche raffiguranti uomini, donne e bambini e, in fondo, una finestra, anch'essa con le inferiate, dava sull'esterno. Nella parete alla sinistra e in quella alla destra della finestra c'erano due porte. Tutta la parte dell’atrio alla sinistra delle scale da cui ero arrivato, invece, era quasi totalmente vuota, fatta eccezione per alcune panche di legno scuro e alcuni armadi appoggiati alle pareti. Diverse porte si aprivano fra le panche e gli armadi. Più esploravo quel luogo arcano, più continuavo a non ricordarmi di averlo mai visto in vita mia. Iniziai a sentirmi a disagio. Se era tutto uno scherzo, era stato organizzato molto bene. Troppo bene.
Mi incamminai lentamente verso sinistra. Anche questa porzione del gigantesco atrio terminava con una finestra sbarrata e anche da questa si vedeva solamente il buio. Tutto l'ambiente, sorprendentemente silenzioso, era illuminato da numerose lanterne attaccate alle pareti.
Aprii a caso uno degli armadi e lo trovai pieno di vecchi libri di fisica e matematica e antichissimi strumenti da laboratorio totalmente ricoperti dalla polvere. La mia curiosità voleva che continuassi a perlustrare i libri e gli oggetti di quell'armadio, ma io stavo cercando qualcosa, anche un piccolo indizio, che mi potesse spiegare cosa ci facessi in quel luogo. Soprattutto, stavo cercando di capire cosa fosse quel luogo.
Continuai a camminare e aprii una porta a caso. Mi trovai in un antico studio pieno di libri, vecchi soprammobili e polvere. Nulla che apparentemente potesse spiegarmi qualcosa. Aprii ancora altre porte e altri armadi, ma trovai sempre, più o meno, le stesse cose. In ogni stanza, rigorosamente illuminata da lanterne uguali a quelle dell'atrio e delle scale, vi erano delle finestre sbarrate dalle quali si vedeva solo un nero profondo. Che posto era quello? E, soprattutto, perché da tutte le finestre si vedeva solo buio? Possibile che non ci fossero altri edifici illuminati vicini a questo? Possibile che non ci fossero alberi o altri oggetti abbastanza vicini da venir illuminati dalla luce proveniente dalle finestre?
Piuttosto preoccupato andai a esplorare la parte destra dell'atrio, quella rialzata era, infatti, completamente vuota e priva di altre aperture, e arrivai alle due porte in fondo. Entrambe conducevano a delle scale che salivano verso l'alto. Scelsi, senza alcun criterio logico, quella alla destra della finestra e salii. Mi stupii di non essere arrivato da alcuna parte dopo già cinque o sei rampe, ma anche le scale che portavano all'atrio erano molto lunghe, perciò continuai. Salii ancora per molti metri, ma le scale continuavano a non condurre da alcuna parte. Esterrefatto scesi e provai con le scale alla sinistra della finestra, ma ottenni il medesimo risultato. L’ipotesi dello scherzo iniziava decisamente a vacillare.
Tornai nell'atrio a questo punto abbastanza intimorito dallo strano palazzo in cui mi trovavo e decisi di scendere lungo la scalinata grande che avevo percorso per prima. Era l’unica via d’uscita rimasta. Trovai la stanza in cui avevo dormito. Scesi ancora, anche questa volta per parecchi metri, e, in un altro ballatoio, trovai un'altra stanza. Era un magazzino enorme, ben più grande dell'atrio dei piani superiori, tutto pieno di cibo. Questo mi rincuorò molto, era la prima cosa utile che trovavo da quando mi ero svegliato in quel luogo assurdo. Mi accorsi di avere fame. Mangiai alcuni biscotti, che trovai piuttosto gradevoli, e continuai a scendere, ma anche questa scalinata, come le precedenti, sembrava continuare all'infinito. Forse era tutto un sogno. Certo, un sogno anomalo e inquietante, ma pur sempre un sogno. Non poteva esserci altra spiegazione. Un edificio del genere non poteva esistere nella realtà. Tornai sconsolato nella stanza vuota e mi riaddormentai sperando che tutto finisse così com’era iniziato, ma al risveglio mi trovai sempre in quel palazzo senza senso.
Non avevo idea di quanto tempo fosse passato, ma dalle finestre, saldamente sbarrate, continuava a vedersi solamente un immenso abisso nero. Il panico stava crescendo dentro di me. Era chiaro che il luogo in cui mi trovavo era reale. Assurdo, ma reale. Cercai di non perdermi d’animo. Se in qualche modo ero entrato o ero stato portato in quel palazzo, doveva necessariamente esistere una via d’uscita. Scelsi una delle scale che salivano e decisi di proseguire fino al termine. Tuttavia, dopo alcune ore di salita inutile, tornai indietro. Provai con le altre due scale e il risultato fu sempre lo stesso. Decisi allora di rifornirmi di cibo e di seguire una scala anche per diversi giorni. Purtroppo continuai a trovare centinaia di gradini, ma nessuna destinazione. E dalle finestre si vedeva sempre un buio infinito. Iniziavo a disperare.
Pensai di trovarmi in una sorta di inferno per causa di qualche terribile malefatta commessa durante la vita mortale. Tuttavia continuavo a ricordarmi solamente di essermi addormentato nel letto della mia camera, nella mia casa, e di essermi svegliato in quel palazzo assurdo. Forse ero morto durante il sonno. Se l’edificio stesso era l’inferno, perché, comunque, nessuno mi aveva spiegato quali erano le mie colpe? Forse la mia condanna era proprio quella: rimanere in quel luogo senza avere spiegazioni.
Iniziai a leggere i libri che avevo a disposizione. Imparai nozioni di filosofia, di storia, di chimica e di ogni materia possibile. Utilizzai anche i vecchi strumenti da laboratorio, seguendo le indicazioni date dai libri, per meglio comprendere ciò che leggevo. Magari in un libro poteva esserci una qualche possibile soluzione alla mia situazione. Magari anche solo un indizio.
Ormai è trascorso molto tempo da quando vivo in questo palazzo. Ho trovato in una stanza un vecchio orologio a carica manuale che mi permette di rendermi conto del trascorrere dei giorni.
Il cibo non mi manca e l'acqua la prelevo da una capiente botte che si trova nel magazzino e che sembra non vuotarsi mai. Ho sistemato nella stanza vuota, quella in cui mi sono svegliato, il mio giaciglio. Mi inquieta dormire in altri posti. Non so spiegare la sensazione che mi assale. Non ci sono altre persone nell’edificio, magari ce ne fossero, ma dormire in luoghi diversi da quello in cui sono arrivato mi fa sentire in pericolo.
A questo punto non so più cosa pensare. Una volta sono sceso lungo la scalinata larga per dieci giorni fermandomi solo per riposare, ma non è servito a nulla. Ho cercato attentamente passaggi segreti nei muri, ma non ne ho trovato. I muri stessi sono un enigma. Con i pochi mezzi che ho potuto recuperare ho iniziato a scavarne alcuni. Ebbene, dopo pochi centimetri mi sono sempre imbattuto in delle lastre di metallo impenetrabile. Sembra che si trovino all’interno di tutti i muri esterni. Le uniche vie d’uscita sono le finestre e le scale. Purtroppo le inferiate delle finestre sono direttamente saldate alle piastre interne ai muri e le scale continuano all’infinito. Non capisco come facciano le lanterne che illuminano il palazzo a non spegnersi mai, sembra che siano collegate a un unico serbatoio di carburante, ma non sono mai riuscito a trovarlo. Un giorno studierò anche il loro funzionamento.
Intanto ho letto moltissimi libri e la mia cultura spazia su tutti i fronti, non esistono materie che non siano rappresentate all’interno del palazzo. Forse qui è contenuto tutto il sapere del mondo, peccato che non sia abbastanza per capire che posto sia questo e come si faccia ad uscirne. Un altro mistero riguarda proprio l’esterno del palazzo. Perché non si vede assolutamente nulla? Ho provato a lasciar cadere o a lanciare degli oggetti, ma non ho sentito alcun rumore. Ho anche provato a lasciar cadere nel vuoto un pezzo di carta incendiata, ma non ha illuminato alcunché.
Devo continuare a leggere i libri, devo continuare a percorrere le scale ancora per più tempo, esplorare ogni zona. Forse ci sono dei passaggi segreti ben nascosti. Forse le statue hanno un qualche significato, non vi ho mai prestato molta attenzione. Devo controllare meglio il piccolo atrio rialzato. Devo...
Il palazzo © 2026 by Gian Luca Baldrati is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International




Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentare quello che vuoi, non ci sono limiti