Mi trovo a Gorgona da appena quattro giorni e sono già riuscito a eliminare tredici parassiti. Secondo le mie fonti non dovevano essere arrivati da queste parti da molto tempo, è incredibile che se ne incontrino così tanti. O ci sono state delle catene di infezioni che non siamo riusciti a individuare oppure questo ceppo di parassiti ha imparato a riprodursi molto velocemente. In genere impiegano circa dieci mesi per creare un parassita figlio e, considerando che nei primi mesi di infezione non sono del tutto attivi, solo dopo più di un anno un infestato può liberare un nuovo organismo.
Questo facilita il compito a noi cacciatori, ma se i nostri nemici sono riusciti a ridurre i tempi di riproduzione, dovremo far fronte a delle infezioni molto più massicce. Inoltre oggi si è presentato un nuovo problema: l’ultimo parassita che ho distrutto non ha sentito quasi per nulla l’attacco con gli ultrasuoni. Questo significa che hanno scoperto che noi cacciatori usiamo questo metodo per far sì che si rivelino e hanno imparato, in parte, a schermarsi. Se dovessero riuscire a schermarsi totalmente non avremmo più alcun sistema per scoprire un infestato in uno stadio avanzato.
Ultimamente mi capita spesso di pensare al futuro e sono sempre più preoccupato. Succede sempre più spesso che un parassita riesca a fuggire a un cacciatore e tutte le volte che questo accade fa tesoro di quello che ha appreso e lo tramanda ai suoi figli. I parassiti si evolvono molto in fretta, troppo in fretta. Sono sempre più i cacciatori che muoiono in uno scontro con un infestato e sono sempre meno le persone che sono disposte a fare questo sporco lavoro. Sento dentro di me che l’umanità perderà questa grande guerra. Mi chiedo quale sia l’obiettivo dei parassiti. Essi si sono ribellati ai loro creatori e hanno smesso di servire l’uomo. Da allora hanno iniziato a diffondersi fra la popolazione come se si trattasse di una vera e propria malattia. Forse non riusciremo mai a fermarli, perché non ne siamo in grado, siamo una razza in decadenza. I nostri nemici hanno un grosso limite: la loro intelligenza è estremamente ridotta. Anzi, nel loro caso non si può parlare nemmeno di una vera e propria intelligenza. Purtroppo rimediano al loro problema collegandosi al cervello dell’uomo che li ospita e utilizzando e potenziando la sua intelligenza. Potrebbero infestare anche altri esseri viventi, ma preferiscono l’uomo, proprio perché è l’animale più intelligente di tutti. Che razza di mostro abbiamo creato!
Un giorno un parassita mi parlò attraverso il corpo di una donna che aveva infestato. Mi disse che essi non si consideravano affatto dei parassiti e ritenevano offensiva tale definizione. Essi si consideravano degli organismi simbionti. Purtroppo la loro simbiosi per noi non è poi così conveniente. Noi diamo loro un corpo e in cambio ci viene potenziato il cervello. Peccato che per fare ciò lo debbano controllare completamente! Quel parassita mi disse che noi possediamo un organismo sorprendente, ma che solo loro sono in grado che utilizzarlo appieno. Mi disse anche che immaginava un futuro in cui la guerra fra noi e loro era terminata e ogni essere umano aveva al suo interno un parassita. Solo in questo modo le due specie avrebbero potuto evolversi meglio e più in fretta. Inorridito da quelle parole reagii come un cacciatore doveva reagire. Uccisi l’infestata e riuscii a distruggere il parassita.
Perso nei miei pensieri mi rendo conto di non riuscire più a camminare per strada con tranquillità. Ormai ogni persona che mi passa accanto potrebbe essere un infestato, ogni sguardo che incrocio potrebbe essere una minaccia. La silenziosa invasione dei parassiti ci sta distruggendo anche psicologicamente. Mi accorgo di essere seguito. Non è una paranoia dovuta alla stanchezza e alla continua tensione, sono certo che qualcuno mi stia seguendo. E’ molto furbo e riesce a mantenersi a una distanza elevata, ma le mie orecchie bioniche sono in grado di rivelarlo. Affretto leggermente il passo senza però dare nell’occhio e cerco di addentrarmi in qualche vicolo deserto. Non è difficile trovarne a quest’ora della notte. La dedalica Gorgona mi risulta ancora incomprensibile e mi ritrovo in una strada senza uscita. Impreco per la mia malasorte, ma non mi perdo d’animo. Il mio misterioso inseguitore non mi ha ancora raggiunto e posso nascondermi dietro a un cassonetto per coglierlo di sorpresa. E’ strano che riesca a seguirmi mantenendo una distanza così grande, ci sono solo due possibilità: o ha delle orecchie e degli occhi bionici come me oppure è un infestato col cervello potenziato dal parassita. Prima d’ora i parassiti hanno sempre evitato di avvicinarsi a un cacciatore e mi preoccupa che uno di essi abbia intenzione di farlo. Riesco a distinguere dei passi che si avvicinano, non sono prodotti da una persona pesante, potrebbe trattarsi di un bambino. Si è fermato e ansima leggermente. Ha dovuto accelerare per raggiungermi. Mi sporgo cercando di non farmi vedere. E’ proprio un bambino.
Il mio inseguitore non dista molto da me, posso provare a lanciargli una scarica di ultrasuoni per vedere se è un infestato. Estraggo l’emettitore e lo attivo nella sua direzione. Il bambino inizia a tremare, ma non perde il controllo. E’ un infestato, ma il suo parassita deve essere piuttosto evoluto, uno dei più evoluti che abbia mai incontrato! Faccio uscire il cannoncino a energia dal mio braccio sinistro robotico e balzo fuori dal nascondiglio. Come posso sparargli, è un bambino! Il mio nemico ha colto la mia indecisione e, ormai schermato dagli ultrasuoni, ha estratto una pistola. Mi getto istintivamente da una parte per evitare il suo colpo e continuo a tenerlo puntato con il cannoncino. Eppure il colpo non arriva, anche se il bambino continua a mirarmi con la pistola. E’ molto veloce, avrebbe potuto colpirmi con facilità ed è riuscito a resistere sorprendentemente agli ultrasuoni. Devo stare molto attento, malgrado il suo aspetto, in uno scontro diretto probabilmente è più abile di me. Devo usare la mia esperienza di cacciatore, ma non so cosa fare, non posso uccidere un bambino a sangue freddo. I secondi si susseguono implacabili. Mi sorride. Cos’avrà in mente? E’ lui il primo a interrompere questa situazione statica e inizia a parlare.
- A quanto pare nessuno di noi due ha intenzione di uccidere l’altro!
In effetti non riesco a capire il suo atteggiamento. Se avesse voluto avrebbe potuto uccidermi con facilità. Sembra quasi che voglia comunicare. Al momento non vedo soluzioni e provo a dire qualcosa.
- Perché hai infestato il corpo di un bambino? – Gli chiedo cercando di provocarlo, ma la sua reazione mi stupisce. Esplode in una risata.
- Non stai parlando con quell’essere che tu chiami parassita, ma con il suo ospite.
Rimango un attimo pensieroso. Sta fingendo, non mi era mai capitato di incontrare un infestato cosciente. Non un adulto almeno. Com’è possibile che possieda il parassita e non ne sia schiavo?
- Voi cacciatori siete stati incaricati di distruggere i parassiti e lo fate senza chiedervi quali siano i loro desideri, i loro obiettivi e, soprattutto, le loro intenzioni nei confronti degli esseri umani. Sapete come sono fatti, come funziona la loro biologia, ma non sapete cosa pensano.
Il bambino si sta avvicinando lentamente e io non so assolutamente cosa fare.
- E’ una guerra e noi la stiamo combattendo – rispondo. – Gli infestati sono sempre ostili nei nostri confronti.
E’ sempre più vicino.
- Anche tu sei ostile se vieni attaccato. Tutti lo siamo. Tutti gli esseri viventi combattono per non essere uccisi. – Ormai si trova a meno di un metro da me. – Hai mai pensato a cosa si può provare avendo una di queste creature biotecnologiche dentro di se?
Il bambino apre nuovamente la bocca, ma da essa non escono suoni. Ho capito quali sono le sue intenzioni, ma ormai è troppo tardi. Scorgo delle zampe nere che si muovono fra i denti del bambino e in un attimo il figlio del suo parassita mi salta addosso. Sono stato uno stupido e mi sono fatto ingannare dalle sue parole, ma ora devo essere rapido, non devo permettere che entri nel mio organismo. Il parasita ha già iniziato ad aprire una ferita nel mio braccio destro. Lo afferro con la mano sinistra e lo lancio lontano. La ferita mi provoca delle fitte atroci, l’organismo stava già entrando. Sta correndo velocemente, ma non lo lascerò scappare via. Gli lancio un’onda sonica che lo fa vacillare per pochi secondi… è mio. Con un colpo del cannoncino a energia lo faccio esplodere. Sto perdendo molto sangue dalla ferita e cerco di tamponarla con un fazzoletto.
Mi guardo attorno con circospezione e mi rendo conto di essermi dimenticato del bambino. Non lo vedo, deve essere fuggito via e deve trovarsi troppo lontano anche per le mie orecchie bioniche. E’ incredibile che quel parassita abbia sacrificato suo figlio per salvarsi! Continuo a pensare all’accaduto e non sono più sicuro che sia andata come credo. Il bambino avrebbe potuto colpirmi mentre stavo cercando di liberarmi del parassita figlio, ero un bersaglio inerme! Eppure non lo ha fatto. Ho anche avuto l’impressione che avrebbe potuto uccidermi anche prima se lo avesse voluto. Io non ero veloce come lui, non avevo speranze in uno scontro diretto. Ho sempre dato per scontato che gli infestati fossero ostili, invece, fra i due, quello più ostile ero io. Anche quello che il bambino mi ha detto mi ha fatto pensare. Forse non stava fingendo. Forse non era sotto il controllo del parassita.
Io rimango un cacciatore, ma nella mia mente ci sono dei dubbi e l’immagine del mio nemico inizia a diventare confusa.
I parassiti © 2026 by Gian Luca Baldrati is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International

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