Il nome


Tutta l’oscura vicenda di Devis Missori iniziò una notte quando aveva appena sette anni. Il bambino fece uno strano sogno e si svegliò la mattina seguente dicendo di aver visto un uomo molto vecchio vestito con una tonaca sgualcita interamente nera.

Devis Missori era un bambino alto e precocemente sviluppato, ma la sua corporatura era talmente esile da sembrare più piccolo dei coetanei. Spiccava in lui l'intelligenza. Già dai primi mesi i suoi occhi si muovevano vorticosamente per osservare nei minimi particolari gli ambienti che lo circondavano. Iniziò molto presto a parlare stupendo coi suoi discorsi già complicati i genitori e i parenti. Non si era mai visto nella famiglia un simile bambino. Considerate le sue incredibili doti iniziò a frequentare la scuola a soli cinque anni e non a sei come la maggior parte dei bambini faceva. Il biondo Devis aveva un'altra caratteristica che lo rendeva ancora più particolare.Quasi tutti i bambini hanno paura del buio, ma non lui. Egli era affascinato dal buio e da tutto ciò che rappresentava il mistero quasi ossessivamente. I genitori cercarono di scoprire attraverso qualche medico il motivo di questa sua attrazione per l'oscurità, ma non ne ricavarono molto.

- La mente di Devis e come una forte fonte di luce - disse lo psicologo interpellato - e lui ricerca il mistero per poterlo illuminare.

Era uno di quei bambini che nascondono all'interno una vitalità praticamente infinita e il suo entusiasmo sembrava essere illimitato. Poi arrivò il sogno. L'uomo che vide non lo impaurì per nulla, ma non riuscì ugualmente a spiegarsi il motivo del ritorno del sogno. Era davvero vecchio tanto da far pensare di essere in procinto di morire, ma dalla sua faccia non trapelava per nulla tristezza. Era tranquillo e inspiegabilmente felice.

Passarono alcuni anni e Devis, dopo aver visto lo stesso uomo in sogno per cinque volte nell'arco di una ventina di giorni, iniziò a preoccuparsi. Tuttavia continuò a non capire l'origine dell’avvenimento.

Il tempo continuava a scorrere regolare e il sogno di Devis si ripeteva sempre più frequentemente. All'età di vent'anni vedeva l'uomo almeno quattro notti a settimana e decise di interpellare uno psicologo. Anche se può sembrare strano, il ragazzo non era impaurito da questo singolare evento, ma desiderava comunque porre un termine alla continua visione.

Lo psicologo non ottenne grandi risultati: dopo una decina di sedute riuscì appena a far calare la frequenza del sogno, ma nulla di più. Quest’esigua conquista non rimase che per poco tempo. All’età di ventun’anni l’apparizione divenne più forte e Devis iniziò a vedere l'uomo praticamente tutte le notti.

Il medico interpellato dalla famiglia Missori si chiamava Anselmo Macchia e portava i suoi cinquantasette anni piuttosto male. Pur essendo uno psicologo era sempre stato debole nei confronti dei vizi come l'alcol, i quali gli avevano già portato tre principi d'infarto e altri numerosi malanni. Pur essendo troppo grosso per la sua altezza in gioventù era stato un ragazzo piuttosto piacente. Ora era un uomo distinto: portava immancabilmente giacca e cravatta, scarpe lucide e non usciva mai da casa senza l'insepa­rabile cappello che gli donava un'aria un po' ridicola, ma simpatica. Portava nei capelli e nei baffi perfettamente curati alcune tracce del vecchio colore bruno. Si comportò nei confronti del suo lavoro sempre molto seriamente analizzando ogni minimo particolare. Aveva un'esperienza notevole, ma non gli era mai capitato un caso come quello di Devis. Per questo motivo dedicò molto tempo alla vicenda. Il suo atteggiamento era guidato non dall'avidità della parcella, ma dal piacere professionale tanto che decise di curare il ragazzo gratuitamente. Si mise in contatto con altri colleghi e ne convenne che l'unico modo per scoprire la causa del sogno del paziente fosse l'ipnosi. Anselmo Macchia non aveva mai apprezzato questo tipo di trattamento, perché in una delle sue prime sedute gli causò alcuni problemi. Accadde che senza esperienza avesse dovuto curare una donna con delle serie turbe psicologiche e tramite l'ipnosi, per errore, peggiorò la situazione tanto che fu salvata poco prima che si togliesse la vita. Dopo quello sfortunato avvenimento usò l'ipnosi solamente un paio di volte sempre con riluttanza.

Venne così il giorno della seduta dove Devis Missori sarebbe stato sottoposto all'ipnosi. Il ragazzo entrò nello studio del dottore tranquillamente: si fidava di Anselmo e sapeva che avrebbe agito scientificamente senza alcun rischio per lui. Lo studio era costituito da una sola stanza quadrata di appena cinque metri di lato con una piccola finestra alla destra dell'entrata che la illuminava malamente. La visibilità era resa ancora più precaria da una tendina grigia che si estendeva per tutto il vetro. Per completare l'atmosfera tetra dell'ambiente i muri, pur essendo bianchi, erano ricoperti ovunque da un’enorme libreria di un legno pregiato molto scuro. La porta non si trovava al centro di una parete, ma era spostata sulla destra. La prima immagine che Devis ebbe appena entrò fu il dottore seduto dietro alla scrivania davanti alla porta con le mani appoggiate su alcuni fogli e le dita incrociate. Anselmo si alzò immediatamente e dopo averlo salutato si diresse verso la parte sinistra della stanza dove si trovavano due poltrone. Al contrario della maggior parte degli psicologi che prediligono il lettino, Anselmo preferiva una poltrona per il proprio paziente in modo da poter dialogare con lui come se si trovassero in un salotto. Al ra­gazzo piaceva questa sistemazione. Nell'infanzia era stato da uno psicologo e nel lettino si era sentito in soggezione mentre con Anselmo Macchia si trovava alla pari. Apprezzava anche l'atmosfera buia della stanza che faceva riposare gli occhi e metteva in tranquillità il cervello. Bastarono i comuni movimenti per far cadere sotto ipnosi il paziente dato che non era recidivo nei confronti dell'esperimento. Il dottore agì prudentemente e si limitò per la prima seduta a un’indagine limitata, ma nelle seguenti penetrò sempre di più nella mente di Devis.

Il sogno continuava a essere un mistero e il Macchia in principio riuscì a fare una sola sco­perta. Rispetto alla prima comparsa l'uomo era notevolmente cambiato: da vecchio in procinto di morte come sembrava si era ringiovanito non poco. Questo particolare poteva essere importante, ma al momento non riuscì a ricavarne nulla.

Il tempo e le sedute passavano inutilmente quando, mentre Anselmo stava esplorando la più tenera infanzia di Devis, casualmente trovò qualcosa di sensazionale. Sempre sotto ipnosi gli chiese di dire a ritroso tutto ciò che ricordava nei primi momenti postnatali. Il ragazzo fece nel possibile una descrizione degli avvenimenti che ricordava, ma non si fermò alla nascita. Ansel­mo trasalì subito spalancando gli occhi.

- ... prima ancora vidi un foglio ...

- Prima in che senso? - esclamò sbalordito il Macchia.

- Credo prima di nascere. - rispose tranquillamente Devis.

Per la prima volta Anselmo si trovava di fronte a un caso del genere e era piuttosto incerto sul da farsi.

- Continua. - decise dopo alcuni contrastanti pensieri.

- Io ho la faccia appoggiata sul foglio ... dalla bocca mi esce del sangue ...

- Poi cosa succede? - incalzò il dottore.

- Un attimo di buio e mi trovo nel ventre di mia madre.

Il Macchia era più che perplesso. Cosa significava tutto questo?

- Cosa ricordi prima del foglio? - chiese ancora.

- Nulla, solo un forte dolore... un dolore... non ricordo dove...

- Oltre al foglio, cosa mi dici dell'ambiente in cui ti trovi? - il dottore era sempre più interes­sato.

- La mia vista è molto debole e la stanza è buia, la luce della lampada da tavolo non riesce a illuminare nulla.

- Come sai che si tratta di una lampada da tavolo?

- Io stesso l'ho comprata.

Il sangue del dottore pulsava nelle vene all'impazzata; Anselmo desiderava scoprire cosa era accaduto in quanto si sentiva più che mai vicino alla risoluzione del mistero del sogno, ma pensava di essersi spinto fin troppo avanti per quella seduta. Decise di interromperla e di non di­re nulla a Devis per il momento.

Anselmo Macchia pensò molto all'accaduto, ma continuò a non capire da dove derivassero quelle immagini. La prima ipotesi fu che qualcuno potesse avergliele messe in testa, ma lui era l'unico ad averlo ipnotizzato. In precedenza aveva parlato con lo psicologo che lo aveva analiz­zato da bambino, ma non era avvenuto nulla che potesse creare in Devis quello strano fenomeno.

Nel seguente incontro tornò sullo stesso argomento.

- Ricordi quando ti trovavi con la faccia appoggiata su un foglio di carta prima di nascere?

- Sì.

Il dottore rifece le domande della precedente seduta, ma ottenne le medesime risposte, così decise di proseguire.

- Descrivimi il foglio. E' bianco? - chiese.

- Non esattamente. Si tratta di una carta ruvida, ingiallita e sporca. E' ricoperto da numerose scritte.

- Come sono queste scritte?

- Sono fatte a mano con una penna stilografica o con un pennino, perché i contorni non sono perfetti. Non è recente.

- Cosa riesci a leggere? - continuò prontamente il Macchia.

- Riconosco qualche lettera, ma non riesco a individuare alcuna parola.

Anselmo rimase un attimo pensieroso. Non sapeva più cosa chiedere e interruppe anche questa seduta. Decise che avrebbe rivelato la scoperta al ragazzo solo dopo averci capito qualcosa.

In molti incontri seguenti il Macchia tornò sull'avvenimento, ma non scoprì più nulla di nuovo.

Il tempo passò ancora inutilmente e il dottore vagò per cinque anni senza meta nella mente del paziente fino a una particolare sera.

Fu invitato a cena da un vecchio amico che abitava lontano parecchi chilometri dalla sua città e che non vedeva da anni. Quest'uomo era un amante della cultura e avendo ingenti risorse finanziarie si era costruito col tempo una piccola biblioteca personale. Sapendo che anche Anselmo amava leggere gli mostrò la stanza adibita a tale scopo. Questi apprezzando l'opera dell'amico prese un libro a caso. S’intitolava:

I poteri dell'occulto
Volume 3°
Reincarnazione

- T’interessi di queste cose? - chiese Anselmo stupito. Come lui il suo amico non aveva mai creduto a tutto ciò che non era scientificamente spiegabile e gli pareva strano trovare in casa sua un libro del genere.

- No, non credo a certe stupidaggini, ma sono curioso. Da quando ho abbandonato la dire­zione dell'azienda a mio figlio ho molto tempo a disposizione per leggere e ho letto anche quel libro. Penso che un uomo di cultura, per definirsi tale, debba abbracciare molti campi del sapere.

Lo sguardo divertito di Anselmo per la scoperta fatta cadde nuovamente sulla parola "Reincarnazione" e la sua mente sempre pronta a fare collegamenti di ogni tipo non poté far altro che pensare a Devis Missori. Come aveva detto il suo amico quelle erano solo stupidaggini, ma proprio per questo motivo poteva permettersi di pensare che il suo paziente fosse la reincarnazio­ne di qualche altra persona.

- Potresti parlarmi di questo libro? - chiese incuriosito.

Il ricco amico scoppiò in una risata fragorosa.

- Ora sei tu a stupirmi! Cosa ti ha spinto a farmi questa domanda?

- E' per via di uno strano caso sul quale sto lavorando. Come forse sai il segreto professionale mi vieta di parlarne con estranei.

- Allora è una domanda seria. - costatò divertito - Cercherò di risponderti professional­mente. Questo libro fa parte di una piccola enciclopedia generale dell'occulto. E' la reincarnazio­ne in particolare che t’interessa? - Anselmo annuì col capo e accendendosi la pipa invitò il suo amico a continuare - Bene. Dunque la reincarnazione è trattata da molte religioni in maggior parte piuttosto arretrate e da alcune correnti di pensiero. Già alcuni pensatori greci come i Pitagorici o Platone la accettavano, quindi come vedi non è sempre stata legata alla magia nera.

- Parlami della reincarnazione legata alla magia nera. - intervenne più che interessato il Macchia.

- Vi sono ancora oggi delle persone che credono a queste cose. Alcune formano delle sette, altre studiano in proprio. E' considerato reincarnazione quell'evento in cui l'anima di una persona trasmigra nel corpo di un'altra. Esistono numerose interpretazioni, perciò mi risulta difficile parlarti dell'argomento senza avere qualche indicazione più precisa. Se vuoi sapere se è stato di­mostrato qualche caso ti posso subito dire di no. Dato che non puoi comunicarmi altre informazioni sul tuo paziente, forse è meglio che ti lasci il libro.

Anselmo condivise con piacere la proposta e tornò a casa col volume. Per qualche tempo non incontrò più Devis per studiare questa nuova teoria. Si rendeva conto della stupidità del suo atteggiamento, ma ormai valeva la pena tentare anche con la magia.

Venne a sapere che era impossibile annullare la reincarnazione senza avere sotto mano la formula utilizzata dal mago. Così gli venne un'idea che prima di allora non gli era mai passata per la mente.

Alla seguente seduta ipnotizzò ancora Devis e tornò al momento incriminato della sua vita facendo le solite domande.

- Qual è ora il tuo nome? - chiese materializzando la nuova idea.

- Devis Missori.

- E qual era il tuo nome prima che Devis Missori nascesse? - chiese ancora credendo di aver colpito nel punto giusto.

- Il mio nome prima di nascere era Carlo Gostino.

Anselmo sperava che il paziente non pronunciasse un nome diverso in modo che tutta la teoria sulla reincarnazione si dimostrasse falsa. Essendo un uomo di scienza non poteva accettare una cosa del genere. Avrebbe preferito aver perso del tempo leggendo quel libro piuttosto che le sue supposizioni si rivelassero esatte. Per un attimo desiderò di aver capito male.

- Potresti ripetere ciò che hai detto? - chiese per non avere una conferma.

- Il mio nome prima di nascere era Carlo Gostino.

Rimase sconvolto da quella risposta e interruppe la seduta. Non era ancora arrivato il mo­mento di rivelare la scoperta a Devis, voleva avere un'ultima conferma.

Meditò molto su cosa avrebbe potuto fare. Ora aveva un nome, un nome che non diceva molto, ma che era una potenziale fonte di notizie. Decise di recarsi in biblioteca per controllare i vecchi giornali. Devis Missori era nato il 28 ottobre 1969. Bastava togliere circa nove mesi e controllare i giornali di quella data. Li esaminò attentamente tutti dal 1° gennaio 1969 in poi, ma non trovò nessun articolo che parlasse del ritrovamento di un uomo morto di nome Carlo Gostino. Le più fantasiose supposizioni si stavano formando nella mente di Anselmo quando eb­be l'idea di controllare l'elenco telefonico. In tutta la città esisteva una sola persona che di cognome facesse Gostino: era una donna molto anziana che, interpellata, non ricordava di aver mai avuto alcun parente di nome Carlo.

Anselmo Macchia per la prima volta nella vita si era trovato completamente senza idee. Vole­va che la teoria della reincarnazione risultasse falsa, ma se così fosse stato, non vi era più alcuna giustificazione per il sogno e per quelle immagini prenatali di Devis.

Non si scoraggiò. Tornò alla biblioteca e guardò nei necrologi dei giornali. Finalmente trovò ciò che cercava. Nel 2 febbraio 1969 gli amici di Carlo Gostino informavano che l'uomo era morto e che vi sarebbe stato un funerale nella chiesa di Santa Maria.

Finalmente era vicino alla risoluzione del mistero. Fortunatamente il parroco di quella chiesa aveva conservato tutte le vecchie agende e Anselmo poté trovare i nomi degli amici di quell'uomo misterioso. Erano quattro: uno era introvabile e gli altri tre abitavano nella città, ma solo due erano ancora vivi.

Dedicò ancora la maggior parte del suo tempo al caso di Devis Missori che ormai aveva os­sessionato la sua vita come medico e come uomo.

I due uomini non vollero parlargli, perciò tentò con la figlia del terzo. Era una donna molto simpatica che pur avendo avuto un padre che s’interessava di magia nera, la pensava come Anselmo su queste cose. Come Anselmo prima della vicenda di Devis Missori. La donna non aveva mai apprezzato gli studi del padre, ma aveva ugualmente conservato tutto il suo materiale. Permise con riluttanza che il Macchia gli desse un'occhiata. Pur non credendo nell'occulto ne aveva paura e aveva sempre temuto che il padre potesse scatenare forze incontrollate e pericolose. Per questo motivo temeva che anche Anselmo potesse combinare qualche guaio.

Lo psicologo esaminò attentamente tutto il materiale e trovò una grossa cartella con sopra il nome:

Carlo Gostino.

Appena la donna vide che Anselmo stava esaminando quella cartella si agitò molto.

- Carlo era l'amico più fidato di mio padre, ma non ho mai potuto sopportarlo. Era una per­sona malvagia e spietata.

Il Macchia aveva intuito che la donna non gli avrebbe permesso di prelevare nulla, perciò ispezionò sul momento la cartella. Trovò facilmente il foglio incriminato riconoscendolo per una macchia di sangue. Approfittò di un momento di distrazione della donna per mettersi in tasca lo scritto.

Tornò a casa e trovò inaspettatamente Devis. Era molto agitato e sua moglie non era riuscita a calmarlo. Disse che anche senza dormire aveva visto il solito uomo del sogno ora molto ringio­vanito che lo guardava più sorridente del solito. Poteva avere circa la sua età e gli assomigliava incredibilmente.

Anselmo non ne rimase sorpreso. Pur sperando che non fosse vero si era ormai convinto della reincarnazione. Non riusciva tuttavia a capire perché Devis continuasse a rimanere Devis Missori e non diventasse Carlo Gostino.

Gli raccontò tutto quello che aveva scoperto senza dimenticare nemmeno un particolare e il paziente parve sconvolto.

- Ecco, questo è il foglio che vedevi in quell'immagine prima di nascere. - disse porgendo il documento.

Il paziente guardò la carta che si ritrovava nelle mani incredulo e iniziò a leggere a voce alta.

- Dopo aver imparato alla perfezione la formula seconda occorre pronunziarla pensando ad una donna esistente in procinto di partorire. A questo punto basta pronunziare la formula prima e infilarsi un coltello nel cuore; nel momento in cui la donna partorirà il bambino nato sarà pronto per ricevere l'anima di chi pronunzia l'incantesimo. La reincarnazione avrà luogo sola­mente quando il bambino avrà superato la maggiore età e leggerà il nome segreto del mago da lui scritto. Nel frattempo l'anima del mago stesso potrà intervenire nella vita del predestinato e di chi lo circonda perché possa leggere il nome. Quando l'anima del mago entrerà nel nuovo corpo il nuovo corpo perderà la sua anima definitivamente. Il mio nome segreto è:

Devis.

Gli occhi di Devis per un attimo brillarono e il suo sguardo cadde su Anselmo. Dopo di ché scoppiò in una grossa risata, impugnò un tagliacarte che si trovava sulla scrivania vicina e si avventò sull'amico dottore...

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