Zeno aprì gli occhi e impiegò alcuni secondi perché il corpo biosintetico riuscisse a mettere a fuoco ciò che aveva davanti dopo il trasferimento mentale. Probabilmente quell'organismo non era mai stato usato, ma Zeno fece comunque un controllo preliminare prima di uscire dalla capsula. Tutto funzionava correttamente e i muscoli rispondevano ai suoi stimoli, anche se avevano un leggero ritardo. Servivano alcuni minuti per recuperare la piena sensibilità articolare. Spinse il pulsante per l'apertura del portello e lentamente fece i primi passi ancora stentati.
Come previsto la stanza era completamente spoglia eccetto un piccolo armadietto contenente dei vestiti, una carta con alcuni crediti e un documento sul quale Zeno vide per la prima volta il suo volto. Occhi e capelli castani cortissimi, un naso e una mascella importanti che si adattavano perfettamente a un viso duro. Non era proprio la sua faccia, ma la priorità del trasferimento non era certo l'estetica. Non era pagato per guardarsi allo specchio. Uscì dal locale ritrovandosi in un corridoio di loculi residenziali dei livelli inferiori. La sporcizia ricopriva il pavimento e si accumulava negli angoli. Arrivò in strada cercando di muoversi naturalmente, anche se la risposta biomeccanica non era ancora ottimale. Aveva memorizzato il percorso per raggiungere il box, ma rimase bloccato per alcuni istanti. Il quartiere era caotico, con persone che gli camminavano a fianco indaffarate. Dai numerosi venditori di cibo di strada s'innalzavano fumi che si mischiavano con la leggera nebbiolina che permeava tutta l'aria creando un odore sgradevole. Probabilmente in quel settore della città orbitale l'impianto di filtraggio doveva avere qualche anomalia di funzionamento. I mezzi magnetici sfrecciavano veloci nel poco spazio a disposizione e le fredde luci artificiali davano all'ambiente un aspetto sinistro. Oltre le cime dei palazzi si vedeva chiaramente la cupola, ma lo sporco unto e la polvere che si erano depositati negli anni in quel settore non permettevano di scorgere lo spazio esterno. Gorgona non gli sembrava un posto piacevole.
Dopo essersi concentrato prese a camminare spedito e in pochi minuti arrivò al box che aprì col riconoscimento corneale. Il box conteneva uno zaino con tutto l'equipaggiamento, ma non si mise a controllarlo lì in strada, fidandosi di chi l'aveva predisposto. Ora doveva solo trovare Ranya.
Prese un ascensore e salì al livello della vicina fermata delle rotaie soprelevate. Anche lì il caos delle persone in movimento toglieva il respiro.
Entrò in un lurido bagno pubblico e dopo essersi assicurato che la porta fosse ben chiusa si mise a cercare nello zaino. Un'altra carta con dei crediti, un coltello a elettrolama, due minigranate stordenti, una pistola a ultrasuoni, un decodificatore di serrature elettriche e finalmente il neurotrasmettitore, che indossò subito dietro l'orecchio destro. Un breve pizzicore gli confermò che il dispositivo si era sintonizzato e con un pensiero lo avviò cercando il percorso per raggiungere l'indirizzo di Ranya.
Zeno, guidato dal neurotrasmettitore, procedeva spedito fra la folla di Gorgona, non più infastidito dal caos, ora che aveva in mente un tragitto ben definito. Gli spazi ristretti e claustrofobici della città orbitante, coi palazzi che incombevano sulle strette strade affollate, lo mettevano ancora a disagio, ma sapere di avere una meta precisa lo tranquillizzava. Secondo la mappa il rifugio di Ranya era all'interno dello stesso lurido settore in cui aveva preso possesso del corpo.
Arrivò a un elevatore che trovò occupato da due soggetti che lo squadrarono dalla testa ai piedi. Sclera troppo gialla e tremore incostante alle mani: erano dipendenti da solphina-k. E sicuramente erano pericolosi.
Zeno salì e spinse il pulsante del settimo livello. I due sembravano ignorarlo, ma stavano chiaramente fingendo.
L'elevatore era troppo lento.
Uno dei due, il più alto, magro e allampanato, con l'emisfero sinistro del cranio quasi rasato a zero, sul quale spiccava una brutta cicatrice, iniziò ad avvicinarsi.
"Niente guai, non fare casini", pensò Zeno. Estrasse dalla tasca sinistra il coltello a elettrolama che aveva prelevato dallo zaino e lo fece vedere ai due uomini, muovendolo con disinvoltura. "Non un altro passo", disse scandendo lentamente le parole. L'arma era di ottima fattura, i due tossici non dovevano mai averne viste di simili e questo li fece desistere.
Uscito dell'elevatore, al settimo livello, si accorse subito che l'aria puzzava ancora di più. Seguì rapidamente il percorso utilizzando l'immagine neuronale e non ci mise molto a raggiungere il palazzo dove avrebbe incontrato Ranya.
Il portone era divelto e all'ingresso un gruppo di persone parlava nella penombra. Zeno vide che due ragazze si passavano una fialetta e la seconda, dopo averne aspirato rumorosamente i vapori col naso, la passò a sua volta a un ragazzo dopo di lei che dialogava più vivacemente degli altri.
Saggiamente lo ignorarono e lui ignorò loro, non erano il suo obiettivo.
Un uomo alto, rasato a zero e con la pelle ambrata attendeva in mezzo al corridoio e appena lo vide con un cenno del capo lo indirizzò verso una porta accostata.
Zeno spinse l'anta lentamente e quando entrò nel locale le sue narici furono sopraffatte da un odore fastidioso e pungente. Disinfettante mischiato a qualcosa di dolciastro. O di decomposto. Un odore da ospedale di infimo livello.
Tutto l'appartamento era in penombra; un rumore ritmato e regolare proveniva dall'ultima stanza, la cui porta era stata sostituita da una tenda. Quando Zeno stava per entrare, un uomo tarchiato con un camice verde macchiato uscì all'improvviso e per poco non si scontrarono.
Quando scostò la tenda la vide.
Il corpo di Ranya era allettato e completamente atrofizzato, tenuto in vita da un cuore artificiale esterno che rompeva il silenzio della sala col suo ritmo regolare. Invece la testa della donna era enorme. Adagiata su un cuscino, con la bocca aperta e gli occhi persi a scrutare un punto indefinito del soffitto. Immobile. Dal cranio partivano innumerevoli cavi di innesto cerebrale che si collegavano a una serie di dispositivi elettronici riposti su delle mensole dietro la testata del letto. In uno di questi c'era uno schermo sul quale Zeno vide la sua immagine.
"Non hai mai visto un Server di Carne?" La voce metallica e sintetica fuoriuscì da una cassa dietro al letto. "Il tempo che posso dedicarti non è infinito".
Zeno si riprese e si concentrò sulla missione, cercando di nascondere il disgusto.
"Prendi quel cavo blu che vedi arrotolato sulla mensola alla mia destra e collegalo al tuo innesto cerebrale. Potrai fare il download di tutti i dati necessari.
Zeno sollevò un sottile strato di pelle sintetica dietro la nuca che rivelò un innesto cerebrale standard. La connessione col cavo di Ranya gli trasmise un'istantanea scarica elettrica che gli attraversò la colonna vertebrale e per un istante un leggero tremore gli percorse tutto il corpo. Stabilita la connessione i dati iniziarono a fluire e con essi il piano di Ranya e degli altri Server di Carne ribelli di Gorgona.
Zeno scese dalla navetta della monorotaia Blu insieme alla folla nella stazione F del settore 12. I troppi dati ricevuti gli davano ancora un senso di confusione e una leggera nausea e si dovette fermare per capire dov'era l'uscita della stazione. Un fischio continuo nell'orecchio destro gli impediva di percepire correttamente i rumori. Tremore alle gambe, palpebre che battevano a un ritmo folle e il battito cardiaco che proprio non voleva rallentare. La mano destra raggiunse in tasca il blister di neurostasi che l'assistente di Ranya gli aveva dato prima che abbandonasse l'appartamento del Server di Carne. Estrasse due pastiglie rosso carminio e le ingoiò senz'acqua. Attese trenta secondi e i pensieri tornarono a fluire con regolarità e rapidamente si orientò. Sentì anche il cuore che rallentava e tornava a un battito regolare.
La natura della missione l'aveva sconvolto, ma non era pagato per discutere, solo per eseguire e così fece.
Doveva attendere tre giorni e poi iniziare col piano, il tempo necessario perché tutti gli altri corpi biosintetici arrivassero nelle proprie postazioni.
Zeno entrò nel misero locale che aveva affittato nel settore 15 in attesa dell'ora dell'avvio del piano e si stese sul corto e scomodo letto.
Mentre guardava il soffitto scrostato pensava a quello che doveva fare e non si dava pace. Ormai il piano era chiaro nella sua mente ed era inquietante. Ciò che Ranya o chi per lei aveva elaborato era troppo audace. Sulla Terra c'era il suo corpo originale, non poteva accettare un rischio così grande, sarebbe certamente stato coinvolto dall'impatto. I Server di Carne ribelli stavano osando troppo.
Non gli importavano le conseguenze, l'ingaggio violato o altre simili accuse, li avrebbe fermati. A ogni costo.
Zeno si era infiltrato nel settore 4. Non era stato troppo difficile. Un paio di chip sottocutanei contraffatti che gli aveva fornito un altro mercenario ingaggiato dai Server di Carne gli avevano aperto passaggi diversamente insuperabili. E lì era rimasto in attesa del segnale. Non sarebbe stato difficile riconoscerlo.
Un'esplosione violentissima fece tremare il pavimento e per poco non fu colto di sorpresa. Si affacciò alla finestra. Da un palazzo della piazza provenivano fumo e fiamme e si sentivano le prime sirene dei mezzi di soccorso che si stavano avvicinando. Era il momento.
Corse in strada sapendo già cosa sarebbe accaduto.
Le forze di polizia di Gorgona circondarono il palazzo in fiamme e a quel punto arrivarono i primi spari. I biosintetici erano stati precisi, il caos stava per scatenarsi nella città orbitale.
Si rifugiò dietro un mezzo magnetico che sbandando era finito contro una vetrina. Dentro l'auto una donna si teneva la fronte da cui usciva copiosamente del sangue.
Zeno indossò un paio di occhiali a infrarossi e si lanciò di corsa in mezzo alla polvere sollevata dalle esplosioni, mentre una furente sparatoria fra la polizia e i biosintetici generava un rumore assordante.
Finché vide il suo obiettivo: il Palazzo Guida. Il luogo in cui le IA pilota governavano i movimenti della città orbitale.
Si fermò dietro un angolo di una via laterale e consultò il cronometro che aveva fatto partire nell'istante della prima bomba. Tutto procedeva secondo il piano.
All'istante prestabilito si buttò in strada e si mise a correre verso il Palazzo Guida. Ancora pochi istanti e le guardie lo avrebbero visto. Poteva solo sperare che il piano funzionasse alla perfezione. Il piano che era intenzionato a sabotare.
Il missile a bersaglio programmato arrivò al momento giusto, centrando in pieno l'ingresso del Palazzo Guida. E così riuscì a entrare, così come molti altri ribelli dei Server di Carne. I suoi compagni, pesantemente armati, fecero irruzione sparando su tutto quello che si muoveva, liberando la strada a Zeno e agli altri portatori di software.
Conosceva il percorso per raggiungere la sala di comando, ma non fu comunque facile. Il Palazzo Guida era ben difeso e dopo le difficoltà iniziali le guardie si riorganizzarono in fretta trasformando l'assalto in un bagno di sangue.
Zeno non doveva fermarsi a combattere, ma doveva sfruttare le azioni di disturbo dei suoi compagni per penetrare sempre di più nell'edificio.
Zeno era bloccato davanti all'ingresso della Sala di comando. Le ultime guardie stavano resistendo strenuamente e selvaggiamente, per permettere ai rinforzi esterni di arrivare in aiuto.
Il biosintetico che si trovava vicino a Zeno gli strizzò un occhio e si buttò in avanti, finendo crivellato dai colpi delle guardie. Che non avevano capito quale fosse il suo obiettivo. Quando cadde a terra privo di vita il suo corpo esplose portando finalmente a compimento l'assedio.
Un'istante dopo l'esplosione Zeno era già dentro.
Un paio di porte magnetiche si aprirono al suo arrivo. I Server di Carne stavano facendo la loro parte e si trovò nella sala.
Non lasciò a nessuno il tempo di intervenire e la sua granata stordente mise fuori gioco coloro che si trovò davanti.
Con la pistola sonica si fece strada e arrivò al quadro comandi. Il piano dei Server di Carne sembrava perfetto, era tutto troppo facile. Ma non sapevano che lui l'avrebbe annullato.
Minacciando i tecnici rimasti con la sua arma si fece fare posto. Li fece uscire e si chiuse dentro. Estrasse un cavo di connessione dallo zaino e, dopo averlo innestato nella presa dietro la nuca, s'interfacciò col sistema. Stava predisponendo le necessarie barriere per impedire ad altri biosintetici di accedere all'IA che guidava i motori della città orbitale. Il piano poteva fallire. Ce la poteva fare. Una volta terminato il lavoro sarebbe stato impossibile rompere la barriera per chi non possedeva il suo codice mentale.
All'uscita dalla centrale di comando due biosintetici gli intimarono di arrendersi. Qualcuno evidentemente lo stava monitorando e si era accorto che aveva sabotato il piano dei Server di Carne.
Zeno fu condotto, in manette magnetiche, al cospetto di Ranya.
Probabilmente avevano intenzione di distruggere il suo corpo biosintetico e anche la sua mente. Non era una cosa grave, avrebbe perso la memoria degli ultimi giorni, ma il suo corpo originale sulla Terra conservava ancora tutti i ricordi fino al trasferimento. Non avrebbe mai saputo di essere stato lui a far fallire il piano, ma sarebbe sopravvissuto. Che distruggessero pure quell'inutile involucro.
Zeno guardò il corpo sofferente di Ranya e attese che il Server di Carne parlasse.
"Cosa volevi fare esattamente?", disse la voce artificiale che dava vita ai pensieri di Ranya. "Pensavi di bloccare il nostro piano? Di fermarlo?".
Zeno non si scompose e guardò la donna con sufficienza. "Non riuscirete a eludere il mio blocco", disse con freddezza. "Per cancellarlo dovrei essere connesso e dovrei volontariamente disinnescarlo. E non lo farò. Distruggete pure questo corpo, ma ormai avete fallito. Dopo aver caricato il blocco ho denunciato alla Cancelleria di Gorgona quello che stavate facendo. Tra non molto vi verranno a prendere".
Per alcuni istanti Ranya non rispose, come se stesse soppesando le parole.
"Zeno, Zeno, la tua superbia è la nostra arma migliore".
L'uomo guardò il corpo del Server di Carne e una sensazione indefinita iniziò a salirgli dallo stomaco. Zeno aveva paura. Ranya esibiva una calma sospetta.
Improvvisamente il pavimento vibrò in maniera veemente e tutto l'edificio cigolò. Per un istante mancò la corrente e la stanza piombò nel buio, poi i gruppi di continuità rialimentarono i sistemi vitali del Server di Carne.
"Pensavi veramente di poter controllare il mio codice innestato?", disse la voce metallica. "Credevi che non avessimo previsto che un corpo biosintetico di un terrestre potesse avere delle remore?".
Zeno iniziò a capire e la rabbia gli fece perdere il controllo. Tentò di aggredire Ranya in un ultimo gesto disperato, ma i due lo fermarono facilmente e lo fecero inginocchiare a forza, tenendogli la canna di una pistola sonica puntata contro un orecchio. Dal ronzio che sentiva, Zeno capì che l'arma era stata tarata al livello massimo.
"Il tuo blocco ci è servito per impedire che le guardie della Cancelleria potessero arrestare il nostro codice. Il tuo apporto è stato essenziale."
Zeno guardò in basso sconfortato ed esausto, mentre sentiva degli allarmi suonare all'esterno.
Gorgona, l'enorme città orbitante, stava precipitando sulla Terra.
All'uscita dalla centrale di comando due biosintetici gli intimarono di arrendersi. Qualcuno evidentemente lo stava monitorando e si era accorto che aveva sabotato il piano dei Server di Carne.
Zeno fu condotto, in manette magnetiche, al cospetto di Ranya.
Probabilmente avevano intenzione di distruggere il suo corpo biosintetico e anche la sua mente. Non era una cosa grave, avrebbe perso la memoria degli ultimi giorni, ma il suo corpo originale sulla Terra conservava ancora tutti i ricordi fino al trasferimento. Non avrebbe mai saputo di essere stato lui a far fallire il piano, ma sarebbe sopravvissuto. Che distruggessero pure quell'inutile involucro.
Zeno guardò il corpo sofferente di Ranya e attese che il Server di Carne parlasse.
"Cosa volevi fare esattamente?", disse la voce artificiale che dava vita ai pensieri di Ranya. "Pensavi di bloccare il nostro piano? Di fermarlo?".
Zeno non si scompose e guardò la donna con sufficienza. "Non riuscirete a eludere il mio blocco", disse con freddezza. "Per cancellarlo dovrei essere connesso e dovrei volontariamente disinnescarlo. E non lo farò. Distruggete pure questo corpo, ma ormai avete fallito. Dopo aver caricato il blocco ho denunciato alla Cancelleria di Gorgona quello che stavate facendo. Tra non molto vi verranno a prendere".
Per alcuni istanti Ranya non rispose, come se stesse soppesando le parole.
"Zeno, Zeno, la tua superbia è la nostra arma migliore".
L'uomo guardò il corpo del Server di Carne e una sensazione indefinita iniziò a salirgli dallo stomaco. Zeno aveva paura. Ranya esibiva una calma sospetta.
Improvvisamente il pavimento vibrò in maniera veemente e tutto l'edificio cigolò. Per un istante mancò la corrente e la stanza piombò nel buio, poi i gruppi di continuità rialimentarono i sistemi vitali del Server di Carne.
"Pensavi veramente di poter controllare il mio codice innestato?", disse la voce metallica. "Credevi che non avessimo previsto che un corpo biosintetico di un terrestre potesse avere delle remore?".
Zeno iniziò a capire e la rabbia gli fece perdere il controllo. Tentò di aggredire Ranya in un ultimo gesto disperato, ma i due lo fermarono facilmente e lo fecero inginocchiare a forza, tenendogli la canna di una pistola sonica puntata contro un orecchio. Dal ronzio che sentiva, Zeno capì che l'arma era stata tarata al livello massimo.
"Il tuo blocco ci è servito per impedire che le guardie della Cancelleria potessero arrestare il nostro codice. Il tuo apporto è stato essenziale."
Zeno guardò in basso sconfortato ed esausto, mentre sentiva degli allarmi suonare all'esterno.
Gorgona, l'enorme città orbitante, stava precipitando sulla Terra.
La variabile Zeno © 2026 by Gian Luca Baldrati is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives

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