sabato 28 febbraio 2026

Olio nero



Un vicolo scarsamente illuminato da freddi faretti led si perde fra neri palazzi di decine di piani. Un rivolo di acqua putrida e maleodorante si scarica in strada da un pluviale spaccato. Cumuli di rifiuti e cartacce riempiono gli angoli e da essi sciamano topi e insetti al mio passaggio. Un'unta foschia mista a fumo aleggia nell'aria. Una porta di metallo nella parete a sinistra con la maniglia rotta presenta tracce di ruggine fra la vernice scrostata. Nella parete a destra l'intonaco marcio è quasi completamente caduto e rende irriconoscibile un vecchio murale.
Dopo pochi passi si apre a sinistra un nuovo vicolo, ancora più buio e dopo una decina di metri termina in una cancellata davanti alla quale sono accatastati cassonetti dai quali debordano rifiuti. Accasciato con le spalle appoggiate a uno di questi cassonetti un uomo con un logoro cappotto sporco guarda nel vuoto, mentre una lacrima nera gli scende dall'occhio sinistro, colandogli lungo la guancia e formando una macchia nel colletto.

Il vicolo principale prosegue, parzialmente ostruito dalla carcassa di un'automobile andata a fuoco da mesi e lì abbandonata. All'interno uno sporco giaciglio. Dopo l'auto, sulla destra, il vicolo si allarga, per via di una casa costruita più indietro delle altre. È un edificio più antico e più basso, disabitato e parzialmente diroccato. La porta, divelta, giace a terra alla destra dell'ingresso. Tre individui oscuri parlottano furtivi a fianco dell'entrata. Un piccolo fagotto passa furtivamente di mano. Sempre nello spiazzo davanti all'edificio una donna, probabilmente giovane, ma dal viso consumato, è parzialmente chinata in una posizione innaturale, coi muscoli paralizzati dall'olio nero, la droga dei bassifondi. Gli occhi, con la sclera completamente rossa, mi guardano, ma non mi vedono. Alcune ulcere le devastano la fronte e una guancia. Dalle livide labbra scende un rivolo di olio nero e la bocca leggermente aperta lascia intravedere che le manca qualche dente.

Entrando nell'edificio ci si trova in un viscido corridoio, con due porte a sinistra, due a destra e una scala pericolante in fondo. La prima porta a destra è senza anta e si apre su una stanza spoglia. Al centro, in cerchio, sono sedute a terra cinque persone. Gli sporchi vestiti che le ricoprono e i cappucci alzati impediscono di vederne i volti. Al centro del gruppetto alcuni pezzi di mobili di legno stanno ardendo, generando un fumo acre che si accumula sotto al soffitto. In un angolo una sesta persona giace completamente immobile in posizione fetale.

Anche la porta a sinistra è senza anta. Sul lurido pavimento sono presenti stracci e cartacce. Con il braccio sinistro appoggiato al muro opposto alla porta e il braccio destro inerme lungo il fianco un uomo sta vomitando, mentre un altro uomo cerca di sorreggergli la testa.

La seconda porta a sinistra è chiusa, ma l'anta ha un vetro opaco dal quale si vede una luce azzurrognola provenire probabilmente dallo schermo di un telefono. Delle voci sommesse e incompresibili provengono dal suo interno. Una improvvisamente urla adirata e zittisce le altre.

L'anta della seconda stanza a destra è completamente spalancata. Al centro del locale due figure sono riverse a terra immobili. Dalla bocca di una delle due è uscita una piccola macchia di vomito scuro. Sulla destra un vecchio divano logoro e sporco. Su di esso è semisteso un uomo con sopra, a cavalcioni, una donna. Entrambi stanno gemendo nel loro amplesso, come se il mondo attorno a loro non esistesse.

Salgo le scale.

Nel pianerottolo una donna è stesa e terra, con la testa sospesa nel vuoto dei gradini. La rampa prosegue verso il piano primo dove c'è un corridoio speculare a quello del piano terra.

In fondo ci sono io, seduto a terra, con la schiena appoggiata al muro e nella mano sinistra una fiala di olio nero quasi vuota. Gli occhi sono sgranati e mi stanno guardando mentre salgo le scale.

Olio nero © 2026 by Gian Luca Baldrati is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International

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