domenica 22 febbraio 2026

Gli angeli caduti


Una strada sulla quale si affacciano logori edifici abitati solo da barboni in cerca di un tetto che li protegga dalle intemperie e dai fantasmi che ricordano il passato.

Le finestre, come orbite oculari vuote di un teschio, non esprimono più la vita di un tempo. Ogni muro termina in una discarica di rifiuti putrescenti debolmente illuminati dai fuochi accesi da alcune anime che tentano di scaldare i propri cuori. Il cielo stellato, incessantemente solcato da mostri meccanici, non più visibile, nascosto da una coltre di smog oleoso e da una ragnatela di strade soprelevate costruite sui vecchi edifici. Un impercettibile, ma costante, strato di polveri incombuste si deposita, secondo dopo secondo, anno dopo anno, su ogni pietra, su ogni rifiuto, su ogni essere vivente.
Si odono, incessanti, i rumori dei veicoli che percorrono le soprelevate, guidati da angeli impeccabili, quasi ignari di ciò che si trova sotto di loro. Ignari delle anime sole e svuotate che percorrono le vie abbandonate dei vecchi quartieri della città, come ombre in fuga dalla luce. Ignari dell’esistenza di angeli caduti che un tempo percorrevano anch’essi, sereni, le soprelevate con i loro veicoli.

Delle urla riescono a superare il rumore e a segnalare un nuovo crimine avvenuto in questo limbo maledetto che vive all’ombra del paradiso.

Due donne si sostengono a vicenda mentre cercano fra i rifiuti qualsiasi cosa che possa essere ancora utilizzabile. La prima, più vecchia, sembra faticare di più a reggersi in piedi. Per recuperare qualche quattrino ha venduto tutti gli organi del suo corpo che potevano essere venduti: un rene, un polmone, entrambi gli occhi (uno dei quali è stato sostituito da una piccola e malfunzionante microcamera collegata al cervello), la milza e quanti altri? Ormai non ricorda più quante mutilazioni abbia subito il suo corpo. Ha sempre dovuto combattere contro una povertà genetica e ineluttabile che le è sempre stata appiccicata addosso, fin dal giorno della nascita e, quando non ha avuto più risorse, è dovuta ricorrere all’unica cosa che le era ancora rimasta: il suo corpo.

L’altra donna, quella più giovane, non sembra avere problemi fisici, ma segue passivamente le indicazioni della vecchia senza prendere alcun’iniziativa. Il suo sguardo è vuoto e i suoi movimenti sono estremamente lenti. Un improvviso colpo di vento, reso maleodorante dalle montagne di immondizia che ha dovuto attraversare, le scosta il cappuccio e rivela un piccolo congegno metallico inserito nella sua testa. Da alcuni anni molte aziende, per accelerare i tempi di lavoro, usano impiantare chirurgicamente dei circuiti nel cervello dei loro impiegati più bisognosi e disposti a un simile intervento, affinché essi si possano collegare direttamente ai server. La ragazza ha dovuto accettare questa terribile proposta: gli impianti cerebrali permettono uno stipendio notevole e, comunque, se anche avesse rifiutato, avrebbe perso il suo impiego. Purtroppo questo procedimento spesso va incontro a problemi di funzionamento e il soggetto subisce gravi lesioni cerebrali. Questo è stato il destino della donna più giovane.

All’improvviso un uomo si avventa sulle due poverette. Indossa un passamontagna che ne copre interamente il volto. Stordisce la vecchia con un pugno e sta per colpire la giovane, quando si rende conto che non è in grado di reagire e si ferma. Le perquisisce entrambe, ma trova solo poche monete. Imprecando scappa via.

Non avrebbe voluto far del male a quelle due donne, ma aveva bisogno di denaro. Il suo corpo è stato devastato internamente ed esternamente da una fuga di sostanze chimiche nella fabbrica in cui lavorava. Da allora assume quotidianamente delle droghe per resistere a un dolore col quale non ha mai imparato a convivere. Delle sostanze chimiche gli hanno rovinato la vita eppure deve ricorrere a esse per non perdersi nel dolore.

Dopo alcuni minuti la vecchia si riprende dal colpo subito. Non è la prima volta che viene derubata, ma non possiede alcun mezzo per difendersi. Col tempo si è abituata anche a questo e ha smesso di lamentarsi. Si alza e guarda la donna giovane. Per tutto questo tempo è rimasta a fissare il vuoto senza capire quello che stava accadendo. La vecchia si appoggia alla sua forte spalla e a un suo cenno si allontanano fra i ruderi.

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